Il vero scandalo è la Consip, non che Il Fatto Quotidiano l’abbia raccontata“. Così il direttore de Il Fatto Quotidiano, durante Otto e Mezzo (La7), risponde al vicedirettore de Il Giornale Nicola Porro e al giornalista di Repubblica Vittorio Zucconi sull’inchiesta Consip, in un dibattito incentrato sulle recenti indagini a carico del pm di Napoli Henry John Woodcock e della sua compagna, la giornalista Federica Sciarelli, per rivelazione del segreto d’ufficio. Travaglio replica a Porro che accusa ilfattoquotidiano.it di aver pubblicato l’audio delle intercettazioni che lo riguardarono all’epoca in cui il giornalista fu indagato dallo stesso Woodcock per poi essere assolto: “Se fosse scandaloso che il Fatto abbia dato notizia sulla inchiesta, allora sarebbe altrettanto scandaloso che il giornale, di cui Porro è vicedirettore, abbia pubblicato una telefonata segreta, non trascritta, rubata da un funzionario tra Fassino e Consorte. E’ stato Woodcock a darvi la notizia o è stato qualcun altro?”. E sottolinea, rivolgendosi ancora a Porro: “Le notizie che riguardavano le indagini in cui fosti coinvolto furono pubblicate su tutti i giornali. E furono pubblicate dopo essere state depositate. Nel momento in cui c’è un mandato di perquisizione o un avviso di garanzia o un interrogatorio col verbale firmato dall’indagato, quelle carte non sono più coperte da segreto. Quindi, noi scambiamo le violazioni di segreto per delle cose che, secondo la legge italiana, non lo sono. Sono atti ormai desecretati”. Il direttore del Fatto aggiunge: “Io non solo ho pubblicato la notizia segreta dell’inchiesta Consip. Ma, mentre stavano interrogando Virginia Raggi alla procura di Roma, abbiamo dato la notizia delle polizze che riguardavano il suo capo segreteria, Salvatore Romeo, il quale ne aveva intestato un paio alla sindaca di Roma. Che cosa dobbiamo concludere? Che la procura di Roma ha dato la notizia a noi e all’Espresso? Cioè” – continua – “che la procura di Roma, che oggi indaga Woodcock per rivelazione di segreto, dovrebbe indagare se stessa per rivelazioni di segreti sulla Raggi e su Romeo? La tragedia o la bellezza del nostro mestiere è che ogni atto, anche segreto, passa dalle mani di decine di persone, alcune delle quali non stanno zitte. E sta all’abilità del giornalista trovare quella che non sta zitta e sta all’abilità del magistrato scovare quella che non è stato zitta”