Cinquanta milioni di aumento di capitale per Il Sole 24 Ore. L’assemblea dei soci ha votato a favore dell’operazione alla quale Confindustria aderirà per 30 milioni restando azionista di riferimento. Allo stesso tempo però i soci hanno anche spianato la strada all’arrivo di nuovi investitori di peso nel capitale dell’editrice di viale Monte Rosa. L’assemblea ha infatti votato a favore dell’eliminazione del limite massimo statutario (2%) al possesso azionario delle azioni speciali con cui l’editrice spera di raccogliere 20 milioni sul mercato.

Difficile però che, come accaduto in passato, siano i piccoli risparmiatori a puntare su un titolo che ha praticamente bruciato i risparmi di chi scommise sul collocamento. Più probabile invece immaginare che il gruppo possa attirare l’attenzione di grandi investitori interessati a partecipazioni rilevanti e magari anche ad una rappresentanza in consiglio. A questo punto, per conoscere i nomi dei nuovi azionisti del Sole24Ore bisognerà attendere la fine della ricapitalizzazione che, secondo le previsioni dell’amministratore delegato, Franco Moscetti, si chiuderà per fine ottobre, in modo da avere “i soldi in tasca” quando “scade lo standstill” con le banche creditrici.

Prima però l’operazione sarà preceduta dal raggruppamento di azioni nella ragione di un titolo ogni dieci “senza modificare l’ammontare del capitale sociale”, come si legge in una nota del gruppo pubblicata alla fine dell’assemblea che ha dato mandato a realizzare l’operazione entro il 31 dicembre. Intanto, in attesa che l’operazione entri nella sua fase operativa, Assolombarda, indicata nei giorni scorsi come potenziale nuovo investitore, ha fatto sapere di non essere “parte in causa di questo aumento di capitale sociale”. “Se ci verrà mai richiesto – ma non credo che succederà – di valutare, valuteremo qualsiasi tipo di opzione”, ha dichiarato il presidente dell’associazione Carlo Bonomi in occasione del forum economico italo-tedesco.

Nessun commento è invece arrivato dal costruttore-editore Francesco Gaetano Caltagirone il cui nome è circolato come potenziale cavaliere bianco del Sole24Ore proprio nei giorni in cui il costruttore lanciava (il 9 giugno) un’offerta pubblica di acquisto sui titoli della Caltagirone Editore non ancora in suo possesso. Un’operazione delicata, quest’ultima, che darà maggiore autonomia di gestione all’immobiliarista romano che, in caso di successo, potrà gestire poi a suo piacimento i 150 milioni di liquidità in pancia all’editrice del Messaggero e del Mattino.

Sullo sfondo, indipendentemente dal futuro assetto azionario, resta un interrogativo sostanziale: l’aumento varato dai soci sarà sufficiente a far ripartire IlSole24Ore? Per i giornalisti dell’editrice, la ricapitalizzazione decisa dai soci è “è modesta nel volume, 50 milioni a fronte di un patrimonio netto negativo ai primi 3 mesi del 2017 di 48 milioni, sconcertante nei tempi”, come ha spiegato nel suo intervento in assemblea il sindacalista Giovanni Negri. Parlando a nome di tutti i colleghi del gruppo, Negri ha poi aggiunto che l’operazione “rischia di andare semplicemente a contribuire a ripianare il debito con le banche, discutibile nelle modalità, se allarghiamo l’attenzione a tutta l’operazione di rafforzamento patrimoniale”. In effetti, come risulta nel verbale del Consiglio generale di Confindustria del 17 ottobre 2016, gli industriali immaginavano cifre ben più consistenti (da 70 fino a 250 milioni) per il rilancio del gruppo che sborserà 3 milioni come “oneri da aumento di capitale”, stando al comunicato dello scorso 26 giugno.

Tuttavia per Moscetti “dire che 30 milioni sono una miseria è un insulto a chi ci ha lavorato”. Sulla stessa linea anche il presidente del gruppo, Giorgio Fossa: “Premesso che non credo 30 milioni di aumento siano una miseria per nessuno – ha dichiarato – L’aumento di capitale è da 50 milioni e considerando anche le operazioni connesse”, ovvero la cessione dell’area Formazione al fondo Palamon, “siamo vicini ad una disponibilità della società di 90 milioni, dovremmo fare quegli investimenti” necessari. “Senza entrare nel merito se Confindustria potesse mettere più o meno soldi, dico che Confindustria ha fatto quello che gli è stato proposto di fare”, ha aggiunto Fossa. Anche a dispetto di una situazione finanziaria assai delicata con 93 milioni di perdite nel 2016 e di una situazione in progressivo deterioramento come testimonia un primo trimestre 2017 (al 31 marzo) con ricavi in flessione, con margine operativo lordo negativo per quasi 21 milioni e un patrimonio netto negativo per 37,6 milioni.

Infine, quanto alle responsabilità della gestione di Donatella Treu e Benito Benedini, Fossa ha precisato che il gruppo non attenderà “i tempi della magistratura che sono lunghi”. Ma “all’esito dell’accertamento dei fatti” con un audit interna “saranno valutate azioni di responsabilità” che non è escluso possano riguardare anche l’ex direttore, Roberto Napoletano. Intanto il management andrà avanti con i tagli che “se sono fuori controllo – ha concluso Fossa – perché evidentemente i costi erano fuori controllo”.