Qualche giorno fa ho visto un video pubblicato sulla bacheca di un mio amico. Era intitolato La porta, un hashtag indicava la frase Non ti nascondere” e il fermo immagine mostrava il viso di due bimbi che giocavano in una casetta di plastica colorata. Incuriosita, ho cliccato play. Alla fine dei due minuti e mezzo ero commossa, nel senso etimologico del termine.

La nostra società, attraverso i suoi media, celebra ogni giorno la perfezione fisica e mentale, e invita a nascondere i difetti, a coprirsi, a mascherarsi, a non mostrare le proprie debolezze. Il cartellone pubblicitario sotto casa mia propone un “filler labbra” per un euro al giorno (per quanti giorni ovviamente non lo specifica); in sala d’attesa dal medico ascoltavo due donne parlare della figlia di una di queste, appena maggiorenne, che aveva chiesto ai genitori come regalo di rifarsi il seno, per aumentarlo di due taglie.

E la mamma diceva alla sua amica “è per farla sentire bene psicologicamente, capisci? D’altronde, la società ha questi parametri di bellezza e chi non li rispetta vive male”. Chi non si attiene ai parametri di perfezione, riguardo la taglia del reggiseno e tutti i restanti aspetti fisici e mentali di una persona, “vive male“. Il sempre attuale dramma della paura di non essere accettato, di non essere all’altezza.

Bene, questo video rappresenta un pugno in pancia alla mentalità della perfezione. C’è una bambina che invita il fratellino autistico ad “uscire dalla porta”, a non nascondersi. A mostrarsi al mondo per quello che è. Un video che chiede a quel mondo di domandarsi perché dobbiamo per forza essere tutti uguali per essere accettati, perché dobbiamo avere paura della diversità.

Andando più a fondo, ho scoperto che il video in questione partecipa a un concorso promosso dal Disability pride Italia, con l’obiettivo di promuovere politiche inclusive nel contesto sociale per i diversamente abili.

Potrebbe essere facile giudicare estremamente diversi, quasi impossibili da paragonare, i disagi dei genitori di un bimbo autistico e quelli di una ragazzina con un seno troppo piccolo ma, se ci fermiamo un attimo a riflettere, potremmo scoprire che, seppur con tutte le dovute ed oggettive gigantesche differenze, qualcosa in comune le due situazioni lo hanno. Forse la paura di uscire da quella porta e mostrarsi al mondo “nudi”.