Il giornalista Ettore Masina è morto martedì 27 giugno all’età di 88 anni. Quasi quindici anni in Rai, esperto vaticanista, parlamentare in commissione per il diritti umani e filantropo: con padre Paul Gauthier è stato il fondatore della rete di solidarietà internazionale “Radié Resch“.

Nato a Breno, in Val Camonica, nel settembre 1928, nel 1952 lascia gli studi di Medicina per dedicarsi al giornalismo, inizialmente come inviato e vaticanista per Il Giorno. Nel 1964 si trasferisce a Roma, per seguire le cronache vaticane dopo l’elezione di Montini come Paolo VI, che lui aveva conosciuto nell’arcidiocesi di Milano. Durante un viaggio in Palestina al seguito del Papa conosce Gauthier, il sacerdote francese con cui fonda la rete di solidarietà Radiè Resch, chiamata come una bambina palestinese morta di polmonite.

La sua carriera giornalistica prosegue in Rai: nel 1976 diventa conduttore del Tg2, lavorando con Andrea Barbato, Italo Moretti e Giuseppe Fiori. Nel 1983 decide di dedicarsi alla politica: viene eletto deputato nelle fila della Sinistra Indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano, per più mandati fino al 1992. Come parlamentare, si è occupato della Commissione Esteri e del Comitato permanente per i diritti umani. Dopo lo scioglimento del Pci, è stato membro della direzione del Pds.

Negli anni ’90 Masina riprende l’attività di scrittura, dedicandosi principalmente a temi politici ed ecclesiali. Nel 1994 pubblica Il Vincere, romanzo storico ambientato nell’Italia fascista. Autore di saggi religiosi come “Il vangelo secondo gli anonimi”, “Il Dio in ginocchio”, “Il Califfo ci manda a dire”. Nella sua produzione letteraria anche diverse biografie, come la storia dell’Arcivescovo salvadoregno Oscar Romero.

Ettore Masina lascia la moglie Clotilde Buraggi, i figli Emilio, Lucia e Pietro, e sei nipoti. I funerali sono previsti per venerdì 30 giugno nella chiesa di San Frumenzio a Roma.