Agli italiani provati da Caronte e da una siccità impressionante a fine estate e terrificante prima del suo inizio, anche ai pochi che si sono recati alle urne per  un ballottaggio dove non è andato a votare nemmeno un cittadino su due, forse importava poco sapere che il sindaco modello della “Milano delle meraviglie”, contrapposta alla “Roma degli orrori” era indagato all’interno dell‘inchiesta Expo anche per turbativa d’asta.

La notizia di per sé non sarebbe particolarmente dirompente, tenuto conto del vorticoso giro di traffici, corruzione e conflitti di interesse attorno alla galassia Expo e nemmeno del tutto imprevedibile, visto che la Procura generale, non condividendo la richiesta di archiviazione partita dalla procura della Repubblica guidata da Edmondo Bruti Liberati aveva rimesso sotto osservazione da mesi il mega appalto da 272 milioni di euro per allestire “la piastra” ovvero l’impianto base complessivo di Expo: così per Sala uno degli 8 avvisati non si tratta solo di falso ideologico e materiale riguardo la data di nomina di due ufficiali di gara ma anche di turbativa d’asta per la conduzione irregolare dell’appalto per gli alberi che sarebbero stati pagati il triplo del loro valore.

Lo scopo dell’operazione era quello di non predisporre un nuovo bando e alla fine di chiudere i giochi per favorire un’impresa al posto di un’altra. Il diretto interessato, fugacemente autosospeso quando era stato raggiunto dall’avviso per il falso ideologico e materiale, ha espresso tutta la sua “amarezza” rivendicando la dedizione e lo spirito di sacrificio per “poter fare di Expo un grande successo per l’Italia e per Milano”. Bisogna ricordare che aveva dimostrato una certa allergia alla trasparenza riguardo alla pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi dei suoi assessori, in particolare quella di Roberta Cocco, manager Microsoft in aspettativa che si sarebbe dovuta occupare dell’aggiudicazione dei bandi di cui Microsoft era principale fornitore.

Ora, dopo i ballottaggi che insieme ad un crollo verticale dell’affluenza hanno segnato una sconfitta netta del Pd e una personale, non meno eclatante di Matteo Renzi che sconta anche la tracotante ed improvvida sottovalutazione del voto referendario, accade che Beppe Sala con tutte le ombre di un’inchiesta ben più pesante di quella per cui da mesi imperversa la gogna a reti e testate unificate su Virginia Raggi si ritrovi in preoccupante solitudine nella roccaforte della Milano post Expo.

Se, come è stato riportato già all’indomani del primo turno, paventava con i suoi collaboratori di rimanere l’unico sindaco del Pd tra Milano e hinterland, aveva visto giusto, anche se forse nemmeno lui poteva prevedere un risultato schiacciante, e a così elevata valenza simbolica come ad esempio a Sesto San Giovanni, dove evidentemente il ticket tra il fu rottamatore e l’ex pupillo di Filippo Penati, l’attuale numero due del partito Maurizio Martina, ha prodotto effetti molto tangibili.

Nonostante l’attivismo indomito del “giornalismo innovativo” come l’ha definito Marco Travaglio, quello che fa a gara a sparare titoli cubitali in prima pagina e scalette dei Tg con tutte le malefatte del Raggio Magico riccamente corredate di conversazioni, sms, messaggi “penalmente irrilevanti” ex “circolare Pignatone” mentre relega nelle pagine interne e nei tagli bassi qualsiasi fatto non edificante che abbia attinenza con Expo, Sala, Milano, il sindaco meneghino si ritrova ad essere l’ultimo “successo” di Renzi. Anche se, a onor del vero, va ricordato che pure lui aveva cercato di tenerlo a debita distanza da Milano, quando era ancora in sella, nell’ultimo scorcio della campagna elettorale.

Per ora, l’analisi del voto amministrativo da parte di Renzi, che se ne è tenuto prudentemente ma vanamente alla larga in ogni modo, sembra ancora più surreale e “negazionista” rispetto alla rimozione della batosta del 4 dicembre. E d’altronde solo pochi giorni prima dei ballottaggi aveva risolutamente e un po’ spavaldamente affermato in riferimento allo stato del paese, sempre in rovente polemica con i “populisti” e gli “inseguitori delle scie chimiche”, che  “se si lavora duro, i risultati arrivano e poi la vita smentisce i profeti i profeti del catastrofismo“.