Quattro esperti delle Nazioni Unite hanno chiesto all’Egitto di non procedure all’esecuzione di sei prigionieri, condannati a morte a seguito di un processo iniquo.

A unirsi agli appelli delle organizzazioni non governative sono stati Agnes Callamard, relatrice speciale sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie e arbitrarie; Nils Melzer, relatore speciale sulla tortura e altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti; Ben Emmerson, relatore speciale sulla promozione e protezione dei diritti umani nel contesto della lotta al terrorismo; Sètondji Roland Adjovi, presidente e relatore del Gruppo di lavoro sulle detenzioni arbitrarie.

I sei prigionieri (Basem Mohsen Elkhorieby, Khaled Askar, Mahmoud Mamhouh Wahba, Ibrahim Yahia Azab, Abd Elrahman Attia e Ahmed al-Waleed al-Shal) sono stati condannati a morte nel 2015 per reati di terrorismo, tra cui l’uccisione di un agente di polizia, l’anno prima. La condanna è stata ratificata della Corte di Cassazione e ora l’ultima parola rimane al presidente Abdel Fattah al-Sisi, che ha tempo fino a dopodomani per sospendere le esecuzioni.

Arrestati nel marzo 2014 dall’Agenzia per la sicurezza nazionale (Nsa), i sei sono transitati per vari centri di detenzione, tra i quali lo stesso quartier generale dell’Nsa al Cairo. Chi per soli tre giorni, chi per tre mesi, sono rimasti senza contatti con avvocati e famiglie. Prassi comune, in Egitto. Tutti e sei hanno denunciato di essere stati torturati per ottenere confessioni. Tre di loro sono stati costretti a ripetere la confessione anche in diretta tv.

Quando i detenuti hanno potuto incontrare i loro avvocati e parenti, hanno raccontato di essere stati ripetutamente sodomizzati con bastoni di legno, colpiti con la corrente elettrica sui genitali e su altre parti del corpo, tenuti anche per quattro giorni sospesi in posizioni dolorose, bruciati con sigarette e minacciati che, se non avessero confessato, le loro madri e sorelle sarebbero state stuprate.

Dopo aver ritrattato le confessioni asserendo che erano state estorte con la tortura, gli uomini sono stati rimandati nelle mani dell’Nsa e torturati ancora una volta. Di fronte al procuratore, per timore di ulteriori torture, hanno smentito la ritrattazione. E, sulla base di quelle confessioni, il giudice ha emesso le condanne a morte.