Ogni volta che mi immergo nelle giornate Digithon che si tengono a Bisceglie a fine giugno, ormai come appuntamento fisso, ne esco fuori con lo stesso stato d’animo di quando partecipavo agli incontri della Rosa Bianca a Brentonico. Allora, la sensazione era: bene in questi giorni ci siamo lavati le nostre anime piene di cicatrici e tutti lindi rientriamo nel mondo reale affinché si imbrattino e si forniscano di nuovi tagli e ferite che l’anno prossimo cercheremo di curare e ricucire. Perché tutti abbiamo la nostra buona battaglia da fare. Gli incontri, voluti da Francesco Boccia, sono cominciati in una piazza nel centro storico che plasticamente dava la prova concreta del verso giusto in cui si viaggiava.

Da una parte il palco, difronte un centro di accoglienza per migranti, il tutto contenuto da un cordone inedito di forze dell’ordine assiepate dietro barriere new jersey di cemento in funzione antisfondamento. Sul palco Gian Luca Comandini che raccontava del ministero dell’Infosfera la cui prova concreta della sua necessità era attestata dai tantissimi ragazzi di colore seduti fuori del centro di accoglienza che armeggiavano visibilmente con il loro smart phone, con Ghana, Sudan, Etiopia, e chissà quanti altri posti, presenti lì ma anche altrove contemporaneamente.

Digithon è il festival delle start up, ma quest’anno è stato anche il luogo dove era possibile constatare due elementi. Il primo è che i millennials, di cui Comandini (classe 1990) è un esempio e un inconsapevole portavoce, tra non molto occuperanno tutti i luoghi di comando nei bord e nei posti chiave che governano il mondo. Essi, i millennials hanno ridisegnato due categorie, essenziali per l’umanità e che la globalizzazione aveva distrutto monetizzandole: lo spazio ed il tempo.

Il secondo elemento è quello che poiché il futuro o sarà glocal o non sarà, bisognerà risolvere il problema del cannibalismo cui viene sottoposto il glocal dal becero ed arretrato “localismo”. Ovvio che ci vorrebbero giorni e tomi per sviluppare questi due elementi, ma il tempo è tornato e lo spazio pure e per chi ha partecipato a queste giornate, l’appuntamento è a settembre a Trani per parlare di banche.

Nei quattro giorni e nelle pieghe dei capannelli con players d’eccezione, responsabili di Facebook e Google, sviluppatori di app, imprenditori illuminati di confindustria (c’era anche Vincenzo Boccia, il presidente) e al centro delle giornate è arrivato Emiliano che ha posto il marchio rivoluzionario a Digithon ponendo al centro il Sud ed il suo imminente Rinascimento. Insomma, peccato per chi non c’era, e non poteva respirare quell’aria di futuro che aleggiava in serate afose refrigerate dalla freschezza delle idee che più di cento sturt up hanno raccontato, pur se intervallate da un jiingle inquietante che ancora mi accompagna di notte mentre dormo.

E’ il subliminale bellezza. Da Digithon è passato Franceschini (mentre litigava con Fedez), la Lorenzin (che litigava per i vaccini), Confalonieri che confessando di allevare un dinosauro ci ha deliziati col pianoforte, i ragazzi de “il Volo”, Tardelli con una schiera di juventini con il rimpianto di una vittoria mancata, e Malagò con il no romano dei cinque cerchi tatuato nell’anima. Boccia (Francesco), che ha passato in maglietta logata tutte le giornate, ha inventato davvero un bel luogo.

Digithon ormai non è più un isola, un’utopia, ma un luogo fisico collocato in un territorio bellissimo e che si espande fino ad ottenere numeri interattivi stratosferici. I contatti in streaming, delle giornate, circa 250mila lo dimostrano. E mentre il suo partito franava ai ballottaggi, resuscitando il caimano ormai “dinosauro”, ha ribadito la ripartenza da Sud e dal modello emiliano-pugliese, premiando centinaia di giovani che non arricchiranno i numeri di quelli che partono all’estero.

Ma Valerio, dieci anni e che a partire non ci pensa proprio, tira la linea delle giornate e propone la sua app che segnala Zanzare in avvicinamento con sensori che indicano i luoghi con meno insetti fastidiosi attraverso appositi bip per passare un’estate senza doversi grattare.