Si è avvalso della facoltà di non rispondere il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, che oggi era atteso a Piazzale Clodio per rispondere alle nuove accuse del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Mario Palazzi nell’ambito dell’inchiesta Consip. Già indagato per falso a causa dell’attribuzione all’imprenditore napoletano Alfredo Romeo di una frase pronunciata in realtà da Italo Bocchino e riferita a Tiziano Renzi, l’ufficiale dei carabinieri è ora accusato anche di un altro falso e di rivelazione di segreto d’ufficio. Per quanto riguarda il falso, le ultime contestazioni vertono su un riferimento al generale Fabrizio Farragina, ex Aisi (il servizio segreto interno), in relazione alla vicenda della presunta presenza di esponenti dei servizi durante le indagini svolte da Scafarto su Consip; la rivelazione di segreto si riferisce invece a presunte ‘soffiate’ sull’andamento delle indagini – ad agosto 2016 e marzo 2017 – ad ex colleghi del Noe passati poi all’Aise.

Quest’ultima vicenda è stata raccontata in esclusiva la settimana scorsa dal Fatto Quotidiano. Nella fattispecie, la nuova iscrizione nel registro degli indagati a carico di Scafarto nasce proprio da alcuni elementi dell’informativa depositata a febbraio inviati per mail dall’ufficiale ad una persona che adesso lavora nei Servizi segreti. I magistrati sanno di chi si tratta e dopo l’interrogatorio del capitano potrebbero convocare anche il suo interlocutore. Chi indaga vuole capire i motivi alla base del comportamento di Scafarto, che secondo l’ipotesi accusatoria ha rivelato all’Aise – che dipende da Palazzo Chigi – particolari investigativi di un’inchiesta in cui è citato il padre dell’ex premier Renzi. Perché lo ha fatto? E sopratutto: la presunta fuga di notizie si è fermata al confidente di Scafarto o ha percorso altra strada? A queste domande, Gianpaolo Scafarto – difeso dall’avvocato Giovanni Annunziata – ha preferito non rispondere.

Sempre oggi, inoltre, si è appreso che l’ex presidente di Consip Luigi Ferrara è tornato sabato scorso a piazzale Clodio per essere interrogato, questa volta come indagato di false dichiarazioni al pm, nell’ambito dell’ inchiesta Consip. A determinare l’iscrizione di Ferrara nel registro degli indagati era stato il fatto di aver riferito cose differenti rispetto a quanto detto ai pm di Napoli sul ruolo di Del Sette. In procura “no comment” degli inquirenti sull’interrogatorio di due giorni fa. Non è voluto entrare nel merito dell’atto istruttorio neanche il difensore di Ferrara, l’avvocato Filippo Dinacci, il quale si è limitato solo a dire che tutta la vicenda in cui è coinvolto il suo assistito è frutto di un “mero equivoco linguistico“.