“Il parco archeologico di Suessula con le relative attività di indagini (…) e di recupero dei reperti; un museo organizzato intorno ad un itinerario archeologico- naturalistico collocato all’interno della Casina dei conti Spinelli, con le relative attività didattiche; un percorso naturalistico nell’area circostante il museo …”. Nello studio di fattibilità degli architetti Massimo Picardi e Luigi Caliendo, approvato nel novembre 2007 dal sindaco di Acerra, Espedito Marletta, dall’assessore ai beni culturali, Giovanni De Laurentis e da quello all’urbanistica Giovanni La Montagna, si era prefigurata la realizzazione di un parco urbano di interesse regionale.

Una delibera comunale del 30 novembre 2006 ne aveva ratificato l’istituzione “al fine di valorizzare una zona importante del paesaggio agricolo della città, in particolare l’area denominata Bosco di Calabricito”. Ne sarebbe valsa la pena. Non se ne è fatto nulla. Costruita alla fine del Settecento per Ferdinando IV di Borbone e poi abitata dai Conti Spinelli di Scalea, che la trasformarono in un museo archeologico ove erano esposti materiali provenienti dagli scavi della città romana di Suessula, sul quale l’edificio si era impiantato, la Casina Spinelli è ormai da anni poco più di un rudere.

Nonostante il Decreto ministeriale del luglio 1994 vincoli la Casina come come bene d’interesse storico e artistico. Dopo che gli ultimi proprietari hanno iniziato a disinteressarsene, nel 1994, la facciata principale è crollata, mentre più recentemente è collassato il cantonale nord-ovest. Gli interni sono in avanzata rovina. In compenso immediatamente all’esterno del recinto risulta ancora abitata una costruzione abusiva che riutilizza anche spazi della Casina.

Eppure dal 1997 un’ordinanza del giudice l’ha dichiarata pericolante e quindi stabilito che fosse recintata. A poche decine di metri, non distante dalla strada provinciale Acerra-Maddaloni, c’è l’area archeologica. La piazza del foro ed alcuni edifici pubblici, tra cui un tratto della basilica ed un portico, delimitato da una strada basolata, individuati alla fine degli anni Novanta nel corso delle ricerche della Soprintendenza archeologica di Napoli e dell’Università di Salerno. In quei circa 430 metri quadrati di scavo c’è il “cuore” della città romana di Suessula. Peccato che il sito risulti chiuso, fatta eccezione per visite guidate, su prenotazione, a cura della locale sezione dell’Archeoclub d’Italia. Un frammento di paesaggio straordinario. Peraltro celebre al di fuori dei confini nazionali. Diversi vasi scavati nelle vicine necropoli dal conte Spinelli alla fine dell’Ottocento sono esposti al Museum of Fine Arts di Boston, oltre che al Toledo Museum of Art.

Per l’istituzione del parco archeologico e quindi il recupero della Casina non è stato sufficiente il disegno di legge n.1008 del gennaio 2002, né quello n. 813 del luglio 2006, entrambi d’iniziativa del senatore di Rifondazione comunista-sinistra europea, Tommaso Sodano. Non è riuscito a mutare le sorti di quest’area neppure il protocollo d’intesa del marzo 2009 tra Guido Bertolaso a capo della struttura del sottosegretariato di Stato all’emergenza rifiuti in Campania e Luisa Latella, commissario prefettizio del Comune di Acerra. Un protocollo che stabiliva “un piano di interventi (…) volto a mitigare e compensare i potenziali impatti (…) derivanti dalla realizzazione e dall’esercizio dell’impianto di termovalorizzazione di Acerra”.

Così, tra l’altro, stabilito il “Recupero Casina Spinelli e parco archeologico e naturalistico Calabracito”, deciso dall’accordo di programma dell’aprile 2009, anche il finanziamento era stato assicurato in parte dal Ministero dell’ambiente in parte dalla Regione Campania. Peccato che i 5,1 milioni di euro per “Acquisizione e restauro Casina Spinelli”, cioè il primo stralcio dei lavori per la realizzazione del parco, di lì a poco, siano stati distolti ed impegnati per il “Consolidamento I circolo didattico”. Il casino abbandonato, l’area archeologica generalmente chiusa: Comune e Mibact sembrano aver trovato un accordo per il patrimonio di Acerra. Non valorizzarlo.

Tutte le foto sono di Giuseppe Petrella