Oltre 1 milione di euro di debiti, di cui quasi 200mila per l’affitto delle sedi, e 12 dipendenti (pari al 100% del personale) in cassa integrazione. Insomma, un partito in grande crisi finanziaria. A pochi giorni dal congresso di domenica, nel Pd Roma, torna prepotentemente in auge il tema dei conti e della “scarsa trasparenza” del bilancio, denunciata da uno dei candidati. A lanciare il sasso è Livio Ricciardelli, l’aspirante segretario più giovane e, di fatto, quello con meno chance di fare il suo ingresso da vincitore al Nazareno. Sul suo profilo Facebook, il consigliere del I Municipio Centro Storico pubblica una lettera virtualmente indirizzata al commissario Matteo Orfini, nella quale si chiede conto dei due anni di commissariamento e dei “progressi” in materia contabile, affermando provocatoriamente che “non sono più in grado di rispondere alle domande che mi pongono nei circoli”. “Non nascondo il grande disagio nel correre per la carica di Segretario senza sapere a quanto ammontano i debiti del Pd di Roma – scrive il candidato sul social network – Lo voglio sapere come candidato e come iscritto che in oltre 2 anni ha visto passare molte decisioni sopra la propria testa”. Ricciardelli ha anche chiesto di pubblicare tutti i dati relativi al bilancio e al debito sul sito del Pd Roma e sui profili social della federazione romana. Un vero e proprio guanto di sfida nei confronti del presidente-commissario, che ha creato qualche polemica in un clima già incandescente.

LA RABBIA DEL TESORIERE – Contattato, l’entourage di Orfini ha rivelato che “nei prossimi giorni il commissario presenterà una dettagliata relazione”. Lo stesso Orfini, a distanza di qualche ora, ha quindi replicato su Facebook: “Ho ripetutamente annunciato che al termine del commissariamento avrei reso pubblica la relazione su quello che ho trovato e su come ho agito e te lo confermo. Lì ci saranno tutte le risposte. Ci tengo a dire che quella relazione la invierò anche alla commissione di garanzia nazionale affinché possa verificare se i comportamenti che hanno prodotto un debito milionario in pochi anni siano compatibili con il nostro statuto e il codice etico”. Ilfattoquotidiano.it, tuttavia, ha raggiunto la persona maggiormente deputata a parlare di questi temi, ovvero il tesoriere “dimissionario dal 2012”, Carlo Cotticelli, che l’ha presa (non poco) sul personale. “Sono stufo di essere tirato in ballo per prendere qualche voto e fare polemica – confessa – Ricciardelli ha il mio numero, può chiamarmi in qualsiasi momento, gli avrei detto che il debito attuale è di circa 1,1 milioni. Il tema della trasparenza non c’entra e lo sanno tutti, in questi due anni sono stati presi provvedimenti anche dolorosi, come la cassa integrazione per i nostri dipendenti. Abbiamo avviato dei piani di rientro con l’Ater per le sedi e delle trattative con i fornitori. Da tempo non vedo l’ora di lasciare questo incarico, se c’è qualcuno più bravo di me sarei felice di farmi da parte. Come ho spiegato più volte, il problema non è nel partito, ma fuori”. Il riferimento è ai finanziamenti per le campagne elettorali, che arricchiscono i comitati dei candidati ma non portano introiti per il partito, lasciato “a secco” dall’abolizione del finanziamento pubblico. Ricciardelli si trova contro anche Valeria Baglio, la candidata renziana “alternativa” al concorrente dell’ “establishment”, Andrea Casu. “Non cadiamo nell’errore dei grillini – attacca la consigliera capitolina – che chiedono trasparenza e poi non sanno dove mettere le mani. Il Piano di rientro è compito della nuova segreteria, che dovrà presentarlo agli iscritti. Come pure lo è l’organizzazione della Festa dell’Unità cittadina”.

I DUBBI SUI VERSAMENTI – Ma come è possibile che una federazione che annovera fra i suoi tesserati importanti esponenti nazionali – fra cui il presidente del Consiglio e alcuni ministri – deputati, senatori e consiglieri regionali, senza contare tutti coloro che hanno posizioni attive nei consigli d’amministrazione delle aziende e degli enti, non riesca ad ottenere contributi tali per mandare avanti un partito cittadino? Il dito nella piaga, anche qui, lo mette Ricciardelli. “Da consigliere municipale – spiega a IlFatto.it – guadagno 700 euro lorde, e il mio 7 per cento lo do’ al partito; poi, ogni anno, vado a fare il volontario alla Festa dell’Unità, a lavorare, così da evitare che si debbano spendere soldi per un dipendente; infine, mi spendo per pubblicizzare il 2 per mille, anche se so che quello non è un tema molto popolare, al giorno d’oggi. Vorrei che sul sito venissero pubblicati anche i nomi e i cognomi di tutti gli iscritti e l’importo dei loro versamenti”. Un’operazione un po’ “grillina”, ma “che serve per tenere in vita il partito”.