“Basterebbe davvero poco per rendere un’app veramente accessibile a tutti”. Vainer Broccoli, insieme al team del progetto NVApple, da anni lavora per spingere il mondo dell’informatica ad andare incontro a chi ha una disabilità di tipo visivo. Si può chattare su Facebook anche senza vedere lo schermo? Con un prodotto Apple si può, grazie alla tecnologia screen reader, il software che interpreta il testo mostrato sullo schermo di un computer, presentandolo con la voce. “Le app sviluppate da terze parti per Apple però – dichiara Maurizio Molinari, addetto stampa per il Parlamento Europeo – come ad esempio Telegram, spesso lasciano totalmente fuori le persone”. L’app di messaggistica istantanea creata dai fratelli Durov, grazie alle sue numerose funzioni, sta diventando il rivale russo di Whatsapp: ma non è ancora per tutti. NVApple ha lanciato una petizione su change.org – che ha superato le duemila firme – per chiedere di adeguarsi ai protocolli e di diventare finalmente accessibile per le persone con disabilità visiva.

“La petizione ha riscosso un grande successo in Iran, dove Whatsapp è bloccato dal regime”, continua Broccoli. “Visto che tutti lì usano Telegram, una grande fetta di persone è esclusa”. Whatsapp, in questo, ha un netto vantaggio competitivo: è inclusivo. A parte Instagram, social network interamente basato sulle immagini, il resto della famiglia delle app di Mark Zuckerberg (che comprende Facebook, Whatsapp, Messenger) può essere usato da non vedenti e ipovedenti. Funziona in modo diverso, con tocchi e movimenti specifici sullo schermo, e non sempre ottimale, ma funziona.Il social network di Zuckerberg sta addirittura sperimentando un algoritmo che “legge” e descrive, seppur in maniera rozza, il contenuto delle foto postate.”C’è differenza fra usabilità e piena accessibilità“, sottolinea Molinari. “Diciamo che c’è uno spettro che va dal pienamente accessibile al totalmente non usabile, e se Facebook si difende, Telegram è ancora a zero”. Telegram sembra fare orecchie da mercante alle sollecitazioni del pubblico. “Li abbiamo contattati due anni fa, avevano mezzo promesso, ma poi silenzio”, conferma Broccoli.

Il progetto NVApple è gestito da sei persone in maniera volontaria e senza guadagnarci nulla, semplicemente per condividere la propria esperienza di utenti: oltre a Broccoli, Alessio Lenzi, Cristina Luciani, Elena Brescacin, Simone Dal Maso e Vincenzo Rubano. Come suggerisce il nome, si occupa dei gadget dell’azienda di Cupertino. “Non perché siamo melamaniaci”, spiega Broccoli “ma perché Apple, ad oggi, è l’unica azienda che fa prodotti veramente designed for all, progettati per tutti”. Molto meglio del sistema operativo Android “Il problema di Android, di base, è che si basa su software open source, che poi ogni azienda personalizza in base alle sue esigenze. Linux, peggio ancora. La condizione necessaria all’accessibilità è la stabilità: protocolli definiti, step bene organizzati”.