In principio fu l’ “handicappato”

Fino a una ventina d’anni fa era normale adoperare e sentir pronunciare una parola come “handicappato”. Siamo poi passati al portatore di handicap, e quindi al disabile, al diversamente (o differentemente) abile, alla persona con disabilità (o con handicap), al diversabile:

Crediamo che adottare questo termine possa aiutare a considerare la persona con deficit in una prospettiva nuova, più attenta alla storia personale di acquisizione delle abilità e di superamento delle difficoltà. […] Ma attenzione a non fare confusione: diversabile non significa necessariamente autosufficiente (Claudio Imprudente, Da disabile a diversabile, perché?).

Difficile convincersi che lo scarto semantico fra diversabile e diversamente abile sia tale da giustificare l’esigenza di dover rinunciare alla seconda forma a vantaggio della prima. Questa, a sua volta, può non piacere per due motivi:

In primo luogo, vi sono migliaia di persone che, a causa della gravità delle loro menomazioni, sono del tutto incapaci di svolgere attività anche elementari, come vestirsi, assumere autonomamente cibi e bevande, ecc. […]. In secondo luogo, occorre tener conto che le abilità messe in atto dai soggetti con handicap sono le stesse e identiche abilità espresse dalle persone cosiddette normali (Maria Grazia Breda, Diversabilità e diversabile: una terminologia che discrimina).

La soluzione proposta è handicap, un ritorno al passato:

“[H]andicap” è una parola usata nel campo ippico per indicare le maggiori difficoltà che i cavalli più veloci devono affrontare durante il percorso in modo da rendere più equilibrata la competizione. Handicappato, per analogia, è quindi l’individuo che nel percorso della sua vita deve affrontare più difficoltà di un altro per arrivare alla meta: raggiungere l’obiettivo dell’autonomia, svolgere un’attività lavorativa, acquisire un buon grado di soddisfazione personale e di considerazione sociale, ecc. (ibid.).

Ne risulta confermato l’interesse a sostenere un’unica forma, espressione di un unico pensiero. Ma c’è ancora la possibilità di riderci un po’ su. Perché, come ama spesso ripetere la campionessa olimpica Beatrice (Bebe) Vio: “La vita è una figata”.

Da “Giochi senza frontiere” a “Giochi senza barriere”

Giochi senza frontiere segnò la volontà di avvicinare i popoli europei, Giochi senza barriere punta ad abbattere ogni ostacolo alla piena integrazione delle persone disabili. La manifestazione, organizzata dalla onlus Art4sport, ha presentato al via a Roma (il 13 giugno), al posto delle nazioni europee, otto squadre, rappresentanti di altrettante regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Emilia Romagna, Lazio, Sardegna), formate da 20 giocatori divisi tra atleti con o senza disabilità. A capitanarle ospiti d’eccezione del mondo dello sport e dello spettacolo, tra i quali Marco Tardelli, Marco Materazzi, Demetrio Albertini, dj Ringo, Alessandra Amoroso ed Emma Marrone.

L’anima dell’evento è la famiglia di Bebe. L’atleta, giovanissima, ha subito l’amputazione dei quattro arti in seguito a una grave malattia, e da questa sua esperienza Art4sport ha ricavato l’energia necessaria per una missione portata avanti con dedizione. E così i Giochi senza barriere, partiti (2011) da Mogliano Veneto, sede dell’associazione, sono passati (2015) per l’Arena Civica di Milano (come evento di Expo) per poi approdare, dallo scorso anno, allo Stadio dei Marmi di Roma. A testimoniare l’importanza della manifestazione la collaborazione con il Comitato italiano paralimpico (Cip) e con il Coni, rappresentati dai loro presidenti: Luca Pancalli e Giovanni Malagò.

Stessa finalità per i Giochi senza barriere di Napoli, pensati all’interno della Mostra d’Oltremare di Napoli. L’iniziativa, promossa da un’altra associazione no profit, Tutti a Scuola, ha preso il via, 13 anni fa, da una storia di discriminazione per il mancato invito di un bambino disabile a una festa organizzata dai suoi compagni di classe. Nella versione partenopea, che si è svolta il 12 giugno (un giorno prima di quella capitolina), la competizione ludica ha lasciato ampio spazio a laboratori, spettacoli musicali e teatrali, esibizioni di gruppi o di singoli artisti. Dai Neri per Caso a Valentina Stella.

Ma ora, se ne avete voglia, godetevi il video della manifestazione romana.