Le prove tecniche di coalizione in Germania, in vista delle elezioni generali del 24 settembre, riportano al centro del panorama politico i liberali di FDP guidati dal giovane Christian Lindner e escludono una Große Koalition tra la CDU e la SPD dell’ex presidente dell’Europarlamento Martin Schulz. Il partito di Angela Merkel, forte delle vittorie in Saar Land, Schleswig Holstein e Nort Rein Westfalen, ha messo da parte l’alleato berlinese socialdemocratico per scegliere il redivivo partito liberale.

La Jamaica tedesca – Dai tedeschi viene chiamato Jamaica perché ricorda la bandiera dello stato caraibico, ma in verità è una coalizione a tre tra CDU(nero), FDP(giallo) e Die Grüne(verde). Da questi tre colori verrà guidato lo stato più a nord della Germania, lo Schleswig Holstein. A capo della coalizione Daniel Günther, che sostituirà Torsten Albig, il socialdemocratico che aveva guidato una coalizione con i Verdi e un partito regionale fino all’elezione di maggio in cui la CDU ha ottenuto il 33 per cento delle preferenze, superando di quasi 7 punti percentuali i socialdemocratici. La nuova alleanza tra conservatori, liberali e ambientalisti nel piccolo e scarsamente popolato Land ha implicazioni nazionali: potrebbe servire come prova generale per le elezioni del Bundestag nel mese di settembre. I sondaggi attuali suggeriscono che questo accordo a tre ha molte possibilità di essere replicato a livello nazionale(55% delle preferenze), permettendo ad Angela Merkel di rimanere al potere senza doversi affidare ad un accordo con Martin Schulz.

North Rein Westfalen(NRW) – Se in Schleswig Holstein serve l’appoggio del partito ambientalista, in North Rein Westfalen bastano CDU e FDP per formare una coalizione che abbia la maggioranza, seppur minima(100 seggi su 199), per guidare lo stato occidentale. I membri dei due partiti di coalizione, Armin Laschet e Christian Lindner, si sono incontrati questo martedì per definire i termini dell’accordo che punta tutto sulla sicurezza interna. Proprio sul tema della sicurezza, infatti, la CDU era riuscita, lo scorso 14 maggio, a battere di misura Hannelore Kraft, la governatrice uscente in seno SPD. Mentre sul mancato accordo con i Verdi è lecito ipotizzare che il programma teso a diminuire la percentuale di energia ricavata dall’eolico non sia andato giù agli ambientalisti. È da notare, inoltre, che in questo stato i liberali avranno la CDU in pugno e, basterà una sola defezione nel partito per far mancare la maggioranza alla coalizione. Insomma, da quando nel 2014 non hanno raggiunto la soglia del 5% per il Bundestag, i Liberali si ritrovano con un alto potere contrattuale nello stato più popoloso della Germania e i sondaggi, in vista del 24 settembre, li danno al 9%.

La fine del treno Schulz – Sembrano ormai un miraggio, invece, i sondaggi positivi della SPD, che poco dopo l’elezione dell’ex presidente del Parlamento Europeo alla guida del partito avevano visto un’impennata dei consensi. Martin Schulz aveva promesso grandi riforme sociali, a partire da quella dell’Agenda 2010 concepita dall’ultimo cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder, fino ad arrivare a promettere una Germania più equa nella tassazione e nelle prestazioni sociali. Ma le sue promesse ancora non si sono tradotte in un programma concreto e i moniti sono rimasti solo sui palchi dei comizi. Le elezioni si avvicinano sempre di più e, sebbene la campagna elettorale debba entrare ancora nel vivo, il partito socialdemocratico nei sondaggi non supera il 24% dei consensi, mostrando un calo costante ormai inarrestabile. Sembra quasi che il cambio al vertice tra Sigmar Gabriel e Schulz non abbia prodotto, se non all’inizio, un gran cambiamento.

Il rinnovato vigore di Angela – Tra la fine del treno Schulz e la rinascita dei liberali si inserisce il rinnovato vigore di Angela Merkel, che forte dell’appoggio del suo partito, grazie alla pace con Horst Seehofer, leader della compagine bavarese del partito (CSU), è riuscita di nuovo a conquistare l’approvazione dei propri elettori. Senza dubbio una congiuntura di situazioni favorevoli sta aiutando la cancelliera nel suo operato, infatti, l’elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo ha fornito un valido alleato in Europa, mentre la fine dell’emergenza migranti ha messo un freno al partito euroscettico Alternative Für Deutschland, che sembra ormai fisso intorno all’7% delle preferenze, riportando gli elettori più moderati sotto la bandiera della CDU.

La presa del Bundestag – Se l’accordo ‘giamaicano’ sembra essere una scelta possibile per il futuro della Germania è bene ricordare che un esperimento del genere venne tentato già nel 2009 nel Land del Saar, terminando con un misero fallimento anzitempo nel 2012, e nel 2005 al Bundestag, quando rimase solo su carta, ricevendo un no tassativo da parte dei Verdi che rifiutarono l’accordo aprendo la strada, di fatto, alla Große Koalition tra CDU e SPD. A circa tre mesi dalle elezioni è molto difficile fare un pronostico su quella che sarà la guida del Paese, anche se solo due cose sembrano essere certe, Angela Merkel sembra destinata alla riconferma di una coalizione di cui non si conosce l’alleato, ma soprattutto sembra che la Germania non riesca proprio a fare a meno della sua cancelliera.