CIVILTÀ PERDUTA di James Gray. Con Charlie Hunnam, Sienna Miller, Robert Pattinson. USA 2016. Durata: 140’. Voto 4/5 (AMP)

Percy Fawcett non è un esploratore qualunque. Per quanto figlio del proprio tempo, non abdica i valori profondamente umani ed “umanizzanti” per quelli politici di un’Inghilterra ancora in piena isteria colonialista. Già soldato alla I Guerra Mondiale, impossibilitato ad avanzare nella carriera militare, accoglie la proposta della Royal Society di recarsi in Amazzonia come “mappatore” di un territorio vergine dalle briglie cartografiche; ma qui scopre un mondo che gli si fa maieutica per la propria identità, quasi un’attrazione irresistibile alla ricerca di qualcosa o qualcuno dal tesoro intonso quanto sommamente prezioso. È l’antica città di “Z”, perduta nelle oscurità della foresta pluviale e lasciata indietro dal progresso tecnogratico. Può essere reale o immaginaria, ma è un’Utopia che salvaguarda l’integrità dell’esplorazione nobile, del coraggio e della determinazione che si fa ossessione, umanissima ed eroica, di padre in figlio. Ispirato al romanzo A Tale of Deadly Obsession in the Amazon di David Grann, il nuovo film del talentuoso James Gray si discosta solo apparentemente dal sentire del suo cinema, sempre teso e “tensibile” sulle corde di un’umanità afflitta e in conflitto, tanto intimamente quanto contro ostacoli esterni. I Two Lovers di Fawcett sono l’adorata moglie Nina e l’amante maledetta Amazzonia, entrambe poste in un cuore di tenebra che lotta incessantemente. Certamente l’eco di Conrad pulsa glorioso, così come non mancano spontanei rimandi alla ben più pop saga di Indiana Jones, ma ciò che impressiona e s’imprime sullo schermo per splendide 2h e 20’ è il cinema squisito di un autore magnifico e sensibile.