Un interrogatorio, quello del 2 febbraio scorso, durato sette ore e mezza e nel corso del quale il sindaco di Roma ha cercato di difendersi spiegando molte cose: dai rapporti con Salvatore Romeo, a quelli con Renato Marra (ora in carcere per corruzione). Era proprio in quella sede, che i magistrati chiedono alla Raggi delle due polizze vita (rivelate dal Fatto e dall’Espresso) intestate a sua insaputa da Romeo. “Apprendo solo ora della esistenza di queste polizze ­- risponde il sindaco – Ne sono particolarmente sorpresa e comunque non ne capisco neppure il motivo e posso aggiungere che non si tratta assolutamente di una prassi utilizzata all’interno del Movimento“.

Nel verbale di cinque pagine – pubblicato sul Fatto Quotidiano – il sindaco di Roma spiega quindi come ha conosciuto Marra: “Conosco Raffaele Marra attraverso Romeo, del quale era stato il capo – ha detto Virginia Raggi – Romeo era un attivista del M5s, lavorava con noi consiglieri comunali su argomenti tecnici, in tema di Bilancio e Partecipate, proveniva dall’ottavo municipio. Romeo (…) ci parlava molto bene di Marra. Ho memoria di un incontro casuale per la prima volta con Marra nel 2013, (…) quando mi viene presentato velocemente. Il rapporto con lui nasce dopo la vittoria alle comunarie”. Per il sindaco di Roma, appena conosciuto, Marra “è persona esperta di delibere e regolamenti comunali e mette a disposizione (…) la sua competenza per aiutarci a capire i meccanismi della macchina amministrativa”.

Ma nulla sapeva dei vantaggi patrimoniali che potevano derivare dalla nomina (poi revocata) del fratello, Renato Marra: “Non sapevo che Raffaele Marra fosse intervenuto nel procedimento di scelta di Renato Marra e mi lamentai con Raffaele di avermi tenuto all’oscuro dell’aumento retributivo che il fratello avrebbe goduto, circostanza che Raffaele Marra ben conosceva in considerazione del suo ruolo di capo del personale. Preciso di avere espressamente comunicato a Raffaele Marra la mia totale contrarietà a che il fratello prendesse anche solo un euro in più rispetto a quanto già guadagnava (…)”.

Sulla genesi dei rapporti con Salvatore Romeo quindi il sindaco spiega che questi risalgono al “2013 in occasione della mia elezione a consigliere comunale sotto l’amministrazione Marino. Romeo in qualità di esponente del tavolo Bilancio collabora prima con De Vito (Marcello, presidente dell’Assemblea capitolina, ndr) e poi con me sulla agenzia capitolina per le tossicodipendenze e Farmacap e con gli altri due consiglieri sui temi di rispettiva competenza attinenti al Bilancio ed alle Partecipate. Desidero evidenziare che tanti altri attivisti, al pari di Romeo, collaboravano a titolo gratuito con noi quattro consiglieri comunali e con i consiglieri municipali nello studio e redazione degli atti”.

Una domanda durante il lungo interrogatorio poi è stata fatta sul presunto dossier raccolto sull’altro candidato alle comunarie De Vito. “In talune dichiarazioni si rappresenta che autore di tale dossier sarebbe stato Marra, è esistito tale dossier e Marra ha avuto un ruolo nella sua composizione?”, chiedono i pm. “Per quanto a mia conoscenza tecnicamente un dossier non è mai esistito, si  è parlato di tale parere legale, non ricordo da parte di chi, ma io non l’ho mai visto. I fatti s’inseriscono nel clima difficile esistente prima delle comunarie, periodo nel quale vi sono reciproche recriminazioni circa la correttezza dei comportamenti adottati dai vari protagonisti. In tale contesto vi è la riunione del 28 dicembre, nel corso della quale si parla della richiesta di accesso di De Vito, così come nelle riunioni del 7 e del 10 di gennaio. Non so se materialmente Frongia (ex vicesindaco, ndr) abbia avuto la disponibilità dell’accesso di De Vito all’ufficio condoni, e in questo  caso non so chi lo possa aver dato a lui. Quello che è certo è che in tale vicenda non ha mai avuto, a mia notizia, alcun ruolo Raffaele Marra, perché all’epoca da me sostanzialmente sconosciuto”.

@PacelliValeria