Inopportune. A dir poco inopportune, per usare un eufemismo, sono state le dichiarazioni con le quali il cardinale di Firenze, Giuseppe Betori, ha annunciato che non sarà aperto nessun processo di beatificazione per don Lorenzo Milani. Affermazioni pronunciate nel giorno in cui Papa Francesco ha pregato sulla tomba del priore di Barbiana onorandone così la memoria e dandogli, seppure post mortem, quel riconoscimento che la Chiesa gli ha sempre negato in vita perseguitandolo ed esiliandolo in una piccola frazione del comune fiorentino di Vicchio.

Eppure proprio nel giorno della riabilitazione di don Milani, le parole del cardinale Betori, un pastore peraltro sempre saggio e lungimirante, hanno sporcato la festa e la visita di Bergoglio a Barbiana. “Per don Lorenzo Milani – ha precisato il porporato – non ci sarà alcun processo canonico. Assolutamente no, almeno fino a quando ci sarò io. Dopo non tocca a me dirlo, ma io non credo alla santità di don Lorenzo: qui non ci farò un santuario”.

Parole che hanno fatto eco a quelle che lo stesso Betori aveva pronunciato pochi minuti prima accogliendo il Papa a Barbiana: “Siamo ben consapevoli che la figura o la vicenda di don Lorenzo Milani vanno liberate da ogni retorica, non vanno mitizzate, vanno sottratte a strumentalizzazioni ideologiche, difendendone invece la permanente e feconda provocazione. Non cerchiamo in lui un esempio da imitare, cosa che egli ha sempre sfuggito, ma vorremmo ripensare le ragioni per cui non fu compreso nei suoi giorni e per cui può ancora illuminare la dedizione di tutti, in particolare dei preti, al Vangelo e alla Chiesa e ai poveri, nel nostro tempo”.

Decisamente all’opposto il pensiero di Papa Francesco che sul registro degli ospiti di Barbiana ha scritto: “Ringrazio il Signore per averci dato sacerdoti come don Milani”. E poi, nel discorso che ha pronunciato subito dopo quello di Betori, ha risposto direttamente all’arcivescovo di Firenze: “Non posso tacere che il gesto che ho oggi compiuto vuole essere una risposta a quella richiesta più volte fatta da don Lorenzo al suo vescovo, e cioè che fosse riconosciuto e compreso nella sua fedeltà al Vangelo e nella rettitudine della sua azione pastorale. In una lettera al vescovo scrisse: ‘Se lei non mi onora oggi con un qualsiasi atto solenne, tutto il mio apostolato apparirà come un fatto privato’. Dal cardinale Silvano Piovanelli, di cara memoria, in poi gli arcivescovi di Firenze hanno in diverse occasioni dato questo riconoscimento a don Lorenzo. Oggi lo fa il vescovo di Roma“.

Le parole di Betori hanno, però, confermato il difficile rapporto, per usare un eufemismo, che c’è sempre stato, in vita e in morte, tra don Milani e gli arcivescovi di Firenze. “Per come l’ho conosciuto io, – ha affermato il cardinale di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, Gualtiero Bassetti – don Lorenzo Milani è santo. E il santo non è colui che ha meno difetti di tutti o che moralmente ha il profilo più alto di tutti. Questa è una concezione della santità un po’ superata. Il santo è uno che è vaccinato di Spirito Santo. E che rimane anche con il suo caratteraccio”.

Il porporato di origini fiorentine ha sottolineato, inoltre, che “don Lorenzo a volte ha avuto dei modi di trattare quasi al limite. Ma perché è santo? Dico santo in senso lato. Perché tutto nasceva dalla purezza del suo cuore e lui insegnava anche in quel modo. Lui si superava tutti giorni. Quella di don Lorenzo è una santità che sarebbe difficilmente canonizzabile secondo anche gli schemi che abbiamo oggi e poi forse non ce n’è bisogno. Non c’è bisogno che don Lorenzo faccia i miracoli perché la sua vita è stata un miracolo“.

Al di là della sua contrarietà al processo di beatificazione e canonizzazione di don Milani, Betori avrebbe potuto tacere e non esternare questa sua posizione, in aperto contrasto con quelle espresse dal Papa e dal presidente della Cei, nel giorno del pellegrinaggio di Francesco a Barbiana. Il vescovo di Cremona, monsignor Antonio Napolioni, ha invece giustamente colto l’occasione della visita di Bergoglio sulla tomba di don Primo Mazzolari per annunciare che il 18 settembre prossimo sarà aperta la fase diocesana della causa di beatificazione di questo sacerdote mantovano più volte messo all’indice dall’ex Sant’Uffizio. Da Betori ci si aspettava lo stesso annuncio per don Milani. O al massimo il silenzio. Ma di certo non un pregiudizio totale alla santità del priore di Barbiana.