Una raccolta firme per salvare Cristina Grancio, la consigliera “ribelle” del M5s a Roma. L’iniziativa, già di per sé inconsueta, rischia di avere effetti davvero imprevedibili sul Movimento della Capitale, dal momento che a lanciarla è un altro membro della maggioranza in Comune: Monica Montella, l’unica “assente giustificata” del voto sullo stadio della Roma perché in ferie programmate da tempo. La sua contrarietà al progetto di Tor di Valle, in realtà, non era mai stata un mistero, e le vacanze fissate proprio durante la seduta decisiva sembravano una coincidenza quantomeno sospetta. I vertici del Movimento avevano deciso di lasciarla fuori dalle polemiche, forse anche per non allargare troppo il fronte dei dissidenti visto che oltre alla Grancio pure Gemma Guerrini aveva deciso di disertare l’assemblea. Ma lei ha scelto di schierarsi apertamente.

“Nella vita a volte si sbaglia per amore, per passione, per onestà. Cristina tu hai sbagliato per tutto ciò. Ma ti sosterrò pubblicamente”: comincia così il post pubblicato dalla Montella sul suo profilo privato di Facebook. Poche parole, da amica più che da collega di partito, per annunciare la sua idea: “Aiutatemi a raccogliere 500 firme di attivisti certificati iscritti al 31.12.2014 a sostegno di una consigliera capitolina doc”. Da circa dieci giorni, infatti, la Grancio è sospesa (e isolata) dal Movimento per essersi rifiutata di votare il parere favorevole alla delibera per lo stadio in Commissione Urbanistica (di cui è vicepresidente). Una decisione presa a tempo di record dai vertici, e caldeggiata dal capogruppo in Comune Paolo Ferrara, che però evidentemente non ha trovato tutti d’accordo nel Movimento. Non è la prima manifestazione di solidarietà che la consigliera riceve: già il giudice Ferdinando Imposimato (uno dei fari del M5s, che l’aveva anche portato come suo candidato alla presidenza della Repubblica, da sempre contrario allo stadio di Tor di Valle), le aveva dedicato un lungo attestato di stima. Ora arriva quello della Montella, che ha raccolto quasi 150 “like” di sostegno, anche da nomi più o meno noti a livello locale, tra cui vari consiglieri municipali e attivisti di spicco. E altrettanti commenti, emblematici per capire il sentimento di una parte del Movimento: “E quale sarebbe l’errore di Cristina? Non è lei ad aver sbagliato…”. “Dobbiamo ritrovare la democrazia e il diritto di parola, questo modo di censurare fa schifo”.

L’idea è presa dal codice di comportamento degli eletti a Roma (lo stesso della penale da 150mila euro), che prevede l’istituto del “recall”: la raccolta di 500 firme per sfiduciare un portavoce inadempiente. Il contrario non è contemplato (qui siamo di fronte a un consigliere sospeso da difendere), dunque l’iniziativa potrebbe avere un valore più simbolico che giuridico. Ma non per questo irrilevante: di fatto si tratta di una petizione contro le decisioni assunte dai vertici. E la presa di posizione della Montella, sommata a quella di Gemma Guerrini (che pure ha disertato la votazione sullo stadio, e senza giustificazioni), fa sì che quello della Grancio non sia più un caso isolato. Lei sta preparando la memoria difensiva in vista del “processo”, dove ribadirà la sua volontà di rimanere nel Movimento: le sponde trovate all’interno del gruppo rendono l’esito non più così scontato. Espellere un consigliere non sarebbe stato un grosso problema, cacciarne magari due (anche la Guerrini è a rischio sanzioni) con una terza che si è schierata in loro favore diventerebbe molto più complicato. Di fronte agli occhi degli attivisti, ma pure per una mera questione di numeri: il gruppo in Comune si assottiglierebbe troppo, passando da 29 a 26 voti nella peggiore delle ipotesi, avvicinandosi pericolosamente alla maggioranza fissata a quota 25. Per questo nei prossimi giorni bisognerà affrontare la questione. Prima che sia troppo tardi per ricucire lo strappo.

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