La Germania sta costruendo una futura forza armata dell’Unione europea sotto il suo comando. Nel 2015, l’undicesima brigata aerea olandese era stata integrata in una nuova divisione tedesca e nel marzo di quest’anno la 43esima brigata meccanizzata olandese è entrata sotto il comando tedesco aderendo alla Prima divisione blindata tedesca. Sono stati inoltre stipulati accordi che aprono la strada alla piena integrazione delle unità navali di entrambi i paesi. L’intero esercito della Romania invece non si unirà alla Bundeswehr, né le forze armate ceche diventeranno una semplice divisione tedesca.

Ma nei prossimi mesi, ciascun Paese integrerà una brigata nelle forze armate tedesche: l’81esima brigata meccanizzata della Romania si unirà alla divisione delle forze di risposta rapida della Bundeswehr, mentre la quarta brigata di dispiegamento rapido della Repubblica Ceca diventerà parte della decima divisione blindata tedesca. A quanto pare, sotto l’etichetta del Framework Nations Concept, la Germania ha lavorato alla creazione di una rete di mini-eserciti europei, guidata dalla Bundeswehr. Non solo i Brexiteers, ma anche i veterani britannici e la Danimarca vedono con sospetto il progetto tedesco. Secondo Jean Claude Juncker una forza militare unificata sarebbe in grado di agire come un mezzo efficace per controbilanciare l’espansionismo russo, visto che proprio a Mosca l’Unione Europea non viene presa in considerazione tanto seriamente.

Il più grande problema potrebbe essere quello dell’effetto sulla Nato. Per alcuni analisti, si rischierebbe di allontanare il maggiore giocatore dell’Alleanza o almeno fornirgli un alibi incoraggiando Washington verso la Cina e l’Asia. Se il destino dell’Ue dovesse essere un unico super-Stato unificato, in ultima analisi avrebbe un senso anche un esercito unificato, ma il post-Brexit rende tutto molto più complicato. Per non parlare del ruolo della Mogherini che parla di politica estera europea come di un’orchestra “which plays from the same score”. Forse la Mogherini non ricorda che già sull’indipendenza del Kosovo diversi Stati europei avevano preso strade differenti. La stessa responsabile della politica estera europea si è affrettata a specificare che la creazione di un nuovo quartier generale non va interpretata come la nascita di un esercito europeo né come un’alternativa alla Nato.

A tutto ciò va aggiunto il fatto che il ministro Pinotti non è stata proprio presa in considerazione dalla cancelliera Merkel. Il documento italiano proponeva proprio la definizione di una strategia per la difesa; la revisione del concetto di battlegroup, l’unificazione della pianificazione strategica delle missioni europee e la creazione con gli Stati che lo desideravano di una European multinational force. L’obiettivo ad oggi non è ancora chiaro. Più che un esercito europeo comune, ancora molto improbabile, sembra di assistere alla creazione di strutture europee ed iniziative congiunte tra gruppi di Stati per garantire maggiore sicurezza ai cittadini europei. Ma siamo sicuri che ai cittadini europei interessi un esercito europeo? E soprattutto queste piccole intese tra Stati che non includono tutti ma solo dei prescelti non sono ancora più divisorie? Forse l’aspetto burocratico, delle chiacchiere da salotto e della petitesse o grandeur (a seconda dello Stato di cui si parla) sembrano essere l’unica cosa certa nelle ipotetiche scelte future sulla sicurezza europea.