Bassa affluenza al primo turno, quasi la metà se ne frega del voto. Ma se lo sfidante Paolo Scarpa è (quasi) sconosciuto, il “campione” uscente Federico Pizzarotti ha goduto di cinque anni di pubblicità incalcolabile: eppure 1.500 voti di differenza appena tra lui e il secondo sono pochi per uno che starebbe lasciando un bel ricordo (ma Pizzarotti non sbaglia, mai e se la colpa c’è… basta darla agli altri, sempre).

Già la metà che s’è recata al primo turno è delegata da chi ha disertato, chi governa lo farà su mandato di pochi: come puoi pensare di governare se non hai sostegno popolare? Sconfitta di tutti.

Parma città, troppe volte definita laboratorio, rischia di vantare cittadini cavia. Ora Paolo Scarpa, il civico che ha imbarcato pesanti zavorre politiche, ma che un pugno di voti lo separa da Effetto Pizza, fa notizia: i giornali parlano più del suo exploit che dell’uscente primo cittadino. All’orecchio dell’elettore: è uno sfidante credibile, può farcela.

Se eletto il “civico” eredita comunque un fardello migliore di come era stato lasciato dal vignalismo e il Partito Democratico, puntualmente perdente, si ritrova con le briciole sul carretto del vincitore e solerte a vantarsi di meriti che la caduta libera del gradimento percentuale smentisce. Se rieletto il “ribelle” tocca sperare che sappia andare oltre la cultura del botteghino e che prima di fare il grande impari a crescere.

La trama è ferma a cinque anni fa: allora occorreva impedire il Pd Vincenzo Bernazzoli, oggi occorre sconfiggere il Federico di turno. Allora come oggi non ci sarà un vincitore ma quello che deve perdere. 

In assenza di un vero leader abbiamo bisogno di qualcuno da “odiare” sperando che chi vince abbia l’umiltà del neo laureato piuttosto che l’arroganza del dottore vissuto. Andare a votare appare la sfida più dura.