“Ah Magi, vie’ giù, facce ‘sta magia”. È questo lo slogan che hanno intonato alcuni scioperanti dell’Atac davanti al portone della sede dei Radicali italiani, a Roma. Erano una quindicina, i manifestanti che in tarda mattinata si sono staccati dal raduno in corso a Piazza Venezia per raggiungere la vicina Via di Torre Argentina. Alcuni di loro hanno innalzato delle lettere giganti che, messe in fila, componevano la scritta “#Rd 148 non si tocca”.

“Ecco, già il fatto che si consideri immodificabile un regio decreto del 1931 dice molto della situazione”. Riccardo Magi, segretario dei Radicali, ci scherza su: “Quel provvedimento, che di fatto regola tuttora il contratto dei ferrotranvieri, è una chiara espressione di una concezione corporativistica del lavoro, tipica dell’epoca in cui fu varato”. Coi manifestanti, Magi non si è potuto confrontare (“Mi sarebbe piaciuto, ma a causa del loro sciopero sono arrivato in ritardo”), eppure non gli sfuggono i motivi le ragioni del loro risentimento.

Al centro delle proteste c’è infatti il referendum proposto proprio dai Radicali, che è già stato ritenuto ammissibile in via preliminare dagli uffici del Campidoglio. “Ora  – spiega Magi – si parte con la raccolta vera e propria delle firme”. Ne servono oltre 29mila, pari cioè all’1% dei residenti romani. L’obiettivo è indire la consultazione nella primavera del 2018. “Missione che oggi appare più fattibile, visto che anche Matteo Renzi stamattina è sembrato favorevole alla nostra iniziativa”.

L’ex premier, nella sua abituale diretta Facebook dalla sede del Nazareno, ha citato la proposta dei Radicali, è vero, ma ha anche prospettato soluzioni alternative per risolvere il caos dei trasporti pubblici romani, visto che coi referendum il suo partito non ha raccolto grande fortuna ultimamente. “Certo, ma noi ora lo chiamiamo alla prova dei fatti. Lui e tutto il Pd”, precisa Magi. Che aggiunge: “Non ci interessa mettere il cappello dei Radicali su questa proposta: noi vogliamo semplicemente che l’iniziativa vada a buon fine”.

L’obiettivo, sostanzialmente, è quello di mettere a gara il servizio dei trasporti romano a partire dal dicembre del 2019, quando scadrà l’attuale affidamento. “Sia chiaro: non è una privatizzazione. E soprattutto non è una privatizzazione all’italiana, di quelle che finiscono per favorire gli amici degli amici. Noi – prosegue Magi – pensiamo che il bene comune non sia l’Atac, ma il trasporto pubblico”. E dunque l’idea è quella di una gara aperta sia ad aziende pubbliche sia private, che si basi su una misurazione oggettiva dei servizi offerti dai vari partecipanti, e che sia trasparente e competitiva.

E gli eventuali  esuberi? “Il testo del quesito da noi proposto dice in modo esplicito che bisogna prevedere delle clausole sociali per la salvaguardia e la ricollocazione dei lavoratoti nella fase di ristrutturazione del servizio”, replica Magi. Il quale è convinto che la messa a gara dei servizi sia, tra l’altro, “l’ultima chiamata per il salvataggio di Atac”. Addirittura? “Sì, perché sarebbe il solo modo per evitare il fallimento definitivo dell’azienda, che ormai è decotta, e la sua conseguente svendita”.

Se si è arrivati a questa situazione, secondo il segretario dei Radicali, lo si deve al conflitto d’interessi che nella Capitale esiste tra il controllore, cioè il Comune, e il controllato, ovvero l’Atac, la cui proprietà appartiene interamente a Roma Capitale. “Tutti i partiti dicono di voler sciogliere questo nodo, ma poi in realtà l’Atac fa troppo comodo. E qualsiasi amministrazione, sia di destra sia di sinistra, la usa come bacino clientelare di voti. Anche il Movimento 5 Stelle, di tutti i suoi propositi rivoluzionari di qualche anno fa, sembra essersi dimenticato”. Magi, par di capire, dalla giunta di Virginia Raggi non si aspetta alcun aiuto: “Ricordo che i grillini all’epoca del sindaco Marino erano i primi sostenitori della messa a gara del servizio a partire dal 2019. Poi, improvvisamente, durante la campagna elettorale dell’anno scorso l’Atac diventò il fiore all’occhiello della città, secondo loro”.

I Cinque Stelle uguali agli altri, insomma? “Guardate, non voglio farne una questione di lotta tra partiti”. Quello di Magi è piuttosto un appello: “Chiunque voglia, a cominciare dal Pd, ora ha l’occasione di dimostrare coi fatti che crede nella nostra iniziativa. Salgano pure sul nostro carro, facciano propria la nostra proposta e ci aiutino a raccogliere le firme. Chissà che poi la magia non ci riesca davvero”.