Il governo ha portato a casa la cosiddetta riforma del processo penale, che prevede anche una delega per la revisione dell’utilizzo e della pubblicazione delle intercettazioni disposte dalle autorità inquirenti. Il provvedimento è stato approvato ricorrendo al voto di fiducia. Il ministro Alfano e i suoi alleati hanno voluto precisare di aver votato la fiducia proprio perché il testo contiene la delega sulle intercettazioni. Dal momento che costoro hanno più volte chiesto e proposto “norme bavaglio” e limitazioni del diritto di cronaca non dovrebbe essere arduo cogliere quali saranno le loro richieste al momento della stesura del testo definitivo.

Se il tema fosse davvero quello, giusto e legittimo, della tutela delle garanzie e della dignità di ogni cittadino basterebbe recepire e accogliere le proposte che da tempo immemore hanno avanzato le associazioni dei magistrati e dei giornalisti. Udienze filtro, cancellazione delle intercettazioni irrilevanti, rispetto dei codici deontologici e pene esemplari per chi non li rispetta: questa è l’unica strada per non superare il sottile confine che separa il rispetto dei diritti dal desiderio di regolare i conti con quei giudici e con quei cronisti che ancora indagano su mafie, malaffare e corruzione.

Il ministro Orlando ha annunciato che ascolterà le proposte delle parti interessate e poi deciderà. Nel frattempo, ci permettiamo di consigliare ai suoi uffici un’attenta lettura delle sentenze della Corte europea che, da sempre, ha utilizzato e utilizza il criterio della “rilevanza sociale” e del “pubblico interesse” per stabilire la liceità della pubblicazione di un’intercettazione. Questa formulazione dovrebbe essere recepita in modo sostanziale e definitivo. I segnali, tuttavia, non sono confortanti: la delega sulle intercettazioni è stata approvata ricorrendo al voto di fiducia, la più volte annunciata norma sulle cosiddette “querele temerarie” è impantanata al Senato e non gode certo della “fiducia” della maggioranza dei senatori (di maggioranza e opposizione). Non a caso la “querela bavaglio”  è sempre più lo strumento utilizzato da chi vuole minacciare un giornale o un giornalista e soprattutto chi tenta di “illuminare” le zone dell’oscurità e dell’illecito. Dal momento che in politica non contano soltanto le parole, ma anche i silenzi, sarà il caso di non distrarsi e di prepararsi a contrastare eventuali nuovi bavagli, di qualsiasi natura e colore.