Ieri, prima di uscire con Rosario Dawson per una sessione sadomaso, ho visto Otto e mezzo. C’era la Ravetto. Ecco: rivedere la Ravetto in prima serata a Otto e mezzo mi ha dato come la sensazione di salire a bordo della De Lorean e andare a ritroso nel tempo, come in Ritorno al futuro. Un tuffo nel passato. Un brutto passato, anche se pure questo presente mica scherza. Opposta alla Ravetto, aka Lady Blackberry, c’era la Moretti, aka Ladylike. Bella sfida. Un po’ come guardare Akragas contro Lupa Roma in differita su TeleFava sapendo già il risultato perché te l’ha detto Nardella su Whatsapp.

Davvero alti livelli: sfida al vertice. La cosa che più mi ha colpito – anzi l’unica – è stata che io ero sostanzialmente d’accordo con la Moretti (si parlava di ius soli e ius culturae), pur se con qualche distinguo ben sintetizzato da quel manettaro empio di Travaglio in collegamento, ma la Moretti non ce la faceva proprio a farsi dare ragione. Ascoltarla era sconfortante. La sua pochezza argomentativa si rivelava accecante, rutilante, debordante.

Si è poi toccato il tema dell’immigrazione e quindi dell’operato di Minniti. Anche qui la Moretti aveva buone carte da spendere, ma ha recitato a memoria la lezioncina come (immagino) quando andava volontaria a scuola alle interrogazioni di storia. E ha fatto dormire tutti. Anche il solito Travaglio, in collegamento dal bunker del Fatto, dove era appena stato effettuato il sacrificio umano giustizialista delle ore 20 (consiste nel frustare Gozi al grido di “Davigo imperatore delle galassie!”).

 

Ecco il problema, uno dei tanti, del renzismo: riescono a non convincere neanche quando dovrebbero. Riescono ad avere torto anche quando ragione. In confronto a renzini e renzine, almeno quelli/e che vanno in tv e hanno posizioni di vertice, persino una Ravetto balbettante sul tema dei migranti sembra accettabile. O comunque, non la peggiore. Come ha fatto il “centrosinistra” a ridursi così? Una prece.