Per circa dieci anni ho fatto il consulente per l’oncologia e ho avuto contatto con tanti pazienti che vivevano gli ultimi mesi della loro vita. In queste situazioni, le priorità che avevano contraddistinto tutta la loro vita mutavano di fronte all’ineluttabile e al mistero. Comunicare con i propri cari e sentire vicino le persone amate diviene in questi frangenti il desiderio e la necessità centrale. Non è sufficiente che le cure siano, da un punto di vista farmacologico, corrette. Occorre anche che venga tenuta in considerazione la vita psicologica dell’uomo morente per offrire un’assistenza completa.

La polemica sulle cure da offrire a Totò Riina mi ha fatto venire in mente le mia esperienza come medico che assiste la persona che sta per morire. Ritengo che non sussistano dubbi sul fatto che fa parte della necessità assistenziale la possibilità di offrire, nelle ultime settimane di vita, la vicinanza emotiva coi propri familiari. Se le prospettive di vita di questo paziente sono di parecchi mesi è diverso rispetto a poche settimane, ai fini dell’impostazione delle cure. Nel caso si tratti di poche settimane non è vero che questo paziente sta ricevendo le cure adeguate e opportune, perché manca l’importante tassello della valutazione psicologica sul fine vita. Se qualcuno afferma che un uomo morente sta ricevendo le cure adeguate in carcere commette un errore grossolano, in quanto non tiene in considerazione le cure psichiatriche del soggetto che hanno la stessa dignità rispetto a quelle fisiche.

Se il paziente ha poche settimane di vita sarebbe necessario permettergli un contatto continuo con la famiglia. Vi sono domande che esulano dalle questioni sanitarie che provo ad elencare: Esistono rischi che questo paziente possa riprendere la sua attività criminale di boss a domicilio anche nelle ultime settimane della sua esistenza? Può riorganizzare sul letto di morte la sua famiglia mafiosa? O semplicemente si vuole infliggere una pena ulteriore a un criminale efferato? Per la legge del taglione, visto che non c’è stata pietà per le sue vittime, non deve esserci pietà verso di lui? Lo stato deve rispondere a queste domande senza nascondersi dietro la falsa attestazione di “stare effettuando tutte le cure adeguate”. Ma può uno stato avere paura di un uomo morente?