A tre settimane dalla decisione del Tar del Lazio, arriva l’appello con “ribaltone”, almeno per il momento, sui direttori dei musei. “Il Consiglio di Stato sospende la sentenza del TAR sui direttori dei musei, che da domani tornano in servizio. A ottobre decisione definitiva”. Lo annuncia su Twitter il ministro della cultura Dario Franceschini. Si tratta di una sospensione e non un verdetto: perché i giudici entreranno nel merito sulle questioni sollevate in autunno.

La VI sezione del Consiglio, con le ordinanze 2471 e 2472, ha fissato per il 26 ottobre l’udienza pubblica per decidere con sentenza le questioni relative alla legittimità delle nomine dei direttori dei musei. Il Consiglio di Stato quindi, “considerata la mancanza di pregiudizio nei confronti dei ricorrenti vittoriosi in primo grado – titolari di incarichi che durante il corso del processo continuano a svolgere – ha deciso, in via cautelare, che i direttori, le cui nomine erano state annullate dalle sentenze del Tar, riprendano a svolgere le loro funzioni in attesa della sentenza, a tutela della loro posizione lavorativa e retributiva“.

Il ministro subito dopo il verdetto aveva annunciato l’appello: “Faremo subito appello al Consiglio di Stato. Sono preoccupato per la figura che l’Italia fa nel resto del mondo, e per le conseguenze pratiche – aveva detto – perché da oggi alcuni musei sono senza direttore“. Il Tar del Lazio con due sentenze, depositate il 24 maggio, aveva annullato le nomine di sei dei venti direttori dei super-musei. Quelli coinvolti erano le Gallerie Estensi di Modena (direttore: Martina Bagnoli), il Museo archeologico nazionale di Taranto (Eva Degl’Innocenti), il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria (Carmelo Malacrino), Museo archeologico nazionale di Napoli (Paolo Giulierini), Palazzo Ducale di Mantova (Peter Assmann).

Tre gli elementi contestati dai giudici di primo grado: i criteri di valutazione dei candidati dopo la selezione dei titoli, i colloqui a porte chiuse e la partecipazione di aspiranti direttori stranieri. Perché “nessuna norma derogatoria consente al ministero di reclutare dirigenti pubblici Oltralpe“. Un punto sul quale aveva replicato nello specifico da Franceschini: “La selezione internazionale pubblicata sull’Economist per i direttori dei musei è stata originata da una norma di legge dell’Art bonus che ha individuato appositamente una procedura particolare”. Secondo i ricorrenti, la partecipazione al concorso di candidati stranieri invece contraddiceva la norma del 2001 secondo al quale “cittadini degli Stati membri dell’Unione europea possono accedere ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche che non implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale”. Proprio oggi con l’ok alla manovra si rimette mano alla legge per chiarire che nella nella procedura di selezione pubblica internazionale non ci sono limiti di accesso per gli stranieri.