LADY MACBETH di William Oldroyd. Con Florence Pugh, Cosmo Jarvis, Paul Hilton. Gran Bretagna 2016. Durata: ’87 Voto 4/5 (DT)

Inghilterra, 1865. La diciassettenne Katherine è venduta in sposa ad un possidente di campagna violento e segaligno. Tra regole di sottomissione ferree e ceffoni, la vita dentro la casa grande ma spoglia e impersonale è un inferno. Appena marito e suocero si allontanano verso la città, la ragazza prova ad affermare la sua autorità acquisita mettendo ordine in una specie di orgia tra fattori e cameriere, finendo però per scontrarsi fisicamente con uno stalliere. Inevitabile che tutta la passione e l’ardore sessuale represso della ragazza travolgano l’uomo, che a sua volta non si tira indietro. Quando suocero e marito torneranno a casa si scatenerà una ulteriore carica di inaudita violenza. Sarebbe “omicida” raccontare ulteriori particolari di una trama essenziale e fittissima, ricca di colpi di scena e sequenze anche molto crude. Il film, tratto dal romanzo breve di Nikolaj Leskov, Lady Macbeth del Distretto di Mcensk, ha comunque qualcosa in comune con la protagonista shakespeariana soprattutto nella spietata ricerca di compiere ogni azione che avvantaggi se stessa che qui assume i tratti di una ingorda cupidigia. Incasellato all’interno di una messa in scena austera, con inquadrature spesso frontali che creano una reiterata fissità ambientale d’interni, Lady Macbeth sfiora, svelle, e infine ricompone secolari e squilibrati conflitti di classe e razziali (lo stalliere e la cameriera sono di colore) con terrificante ferocia lasciandoli sfogare più che nella poetica generale dell’opera, attraverso l’umoralità e l’agire della protagonista. Davvero incredibile la Pugh che da angioletto sottomesso diventa diabolica muovendo semplicemente gli occhi.