Neanche ha indossato la fascia tricolore che il prefetto di Reggio Calabria lo ha invitato a toglierla notificandogli la sospensione dalla carica di sindaco a causa della legge Severino. È andata così a Villa San Giovanni, sulla sponda reggina dello Stretto, dove il neo sindaco Giovanni Siclari, nonostante una condanna in primo grado a un anno e mezzo di reclusione per abuso d’ufficio rimediata a novembre dal Tribunale di Reggio, aveva deciso di candidarsi sapendo che il prefetto Michele Di Bari avrebbe provveduto alla sospensione.

Così come era già avvenuto a novembre quando l’ex sindaco Antonio Messina, lo stesso Siclari e altri due assessori sono stati colpiti dalla legge Severino. Tutti, infatti, erano stati condannati per aver concesso l’autorizzazione a un lido costruito in un’area demaniale ai tempi in cui era sindaco Rocco La Valle. La vicenda risale al 2011 quando lo stabilimento Banda Falò è stato sequestrato dalla guardia costiera su richiesta dei pm Sara Ombra e Gabriella Cama.

Arrivata la sentenza di primo grado, a novembre il prefetto ha fatto rispettare la legge Severino mandando a casa il sindaco Messina e il suo assessore Siclari. Sfidando la legge, però, quest’ultimo ha deciso di ricandidarsi, questa volta a primo cittadino, sostenuto da una coalizione di centrodestra. Giovanni Siclari ha così rastrellato il 33% dei voti a Villa San Giovanni. Circa 2470 preferenze che hanno consentito al neo sindaco sospeso di avere  la meglio su Antonio Salvatore Ciccone (28,56%), Domenico Aragona (23,55) e sulla candidata del Movimento Cinque Stelle Milena Gioé (10,91%).

Proprio quest’ultima, assieme alla deputata M5S Dalila Nesci, si domanda “se gli sponsor politici di Siclari, intanto il senatore Nico d’Ascola, che presiede la commissione Giustizia, potessero risparmiare ai cittadini di Villa San Giovanni e alla democrazia questo ennesimo affronto, che conferma quanto i partiti, alle ultime amministrative camuffati dietro a liste civiche, abbiamo illuso gli elettori, senza rispettare le comunità. Ciò che conta è vincere, per cui i partiti si preoccupano soltanto dei numeri, di là dalla tenuta dei governi locali”. “Adesso il Comune di Villa San Giovanni dovrebbe avere una gestione provvisoria che si annuncia problematica – proseguono – Sarebbe una conseguenza simile a un commissariamento, che in Calabria è diventato la regola per via dell’ostinata irresponsabilità delle segreterie e dei big di partito, ai quali non interessa il bene comune“.

Subito dopo la proclamazione, Siclari aveva nominato vicensindaco la consigliera Maria Grazia Richichi che adesso dovrebbe assumere l’incarico di primo cittadino facente funzioni. “È un provvedimento che non merito – è il commento a caldo di Siclari –  tutti lo hanno capito e mi hanno votato. Spero passi presto questo tempo, perché ho voglia di amministrare la mia città e dare le risposte che occorrono”. Durante la campagna elettorale, Siclari era stato sostenuto anche dalla deputata di Ncd Rosanna Scopelliti che si augurava di continuare a lavorare con lui all’insegna della legalità. Non aveva calcolato la legge Severino e il prefetto che l’avrebbe fatta rispettare.