A Palermo, ‘u sinnacu è stato sempre Leoluca Orlando, anche quando non lo era ufficialmente. Nonostante abbia girato il mondo e talvolta vissuto altrove, Orlando è stato sempre ‘u sinnacu. Allo Zen una volta un cittadino gli disse in dialetto: “Quello mi ha pagato per votarlo, ma tu mi hai ‘tuccatu’ e per questo voto per te”. In siciliano ‘toccato‘ vuol dire, che mi hai convinto emozionandomi, mi hai toccato l’anima.

Il motivo del successo dell’eterno sindaco è nel rapporto con la città ed i suoi abitanti, ma soprattutto nell’idea di concepire la politica: Orlando ha viaggiato con Palermo stampata nell’anima ed è riuscito a trasmettere questo fenomeno ovunque ed in tutte le lingue. Da sempre, il futuro di Palermo è sempre stato nel suo dna, ancor più del futuro della sua vita, che ha passato blindato e senza essere padrone del suo tempo. Sua figlia, non salutava gli uomini della scorta, che pur incontrava quotidianamente, non per scortesia, ma perché li aveva inconsciamente resi invisibili ai suoi occhi; gli ricordavano solo alla vista, il pericolo per il papà, li aveva come rimossi. Fingeva non esistessero.

Leoluca è una cartolina umana che ha girato il mondo per convincere che Palermo e Sicilia non si traducono con la parola mafia, ma sono il centro della cultura mediterranea simbolo di multiculturalità, di convivenza, di ricchezza estetica che possono tradursi solo con il termine: bellezza. Leoluca Orlando è il sindaco della bellezza, quella vera, a volte imperfetta, ma che produce amore civico e passione. La mafia ha deturpato, violentato, massacrato la bellezza di Palermo e con essa quella dell’isola e dell’intero Paese. E lui, indomito, in ogni sua amministrazione ha ricominciato a mettere a posto le due ruote – legalità e cultura – perché nel muoversi solo con una delle due ruote, non girasse su se stesso.

Una missione personale che oggi trova il suo coronamento in un successo prevedibile ma che parla all’Italia. Probabilmente Orlando non ha mai smesso di essere il leader della Rete, e sicuramente quel movimento non si è mai sciolto definitivamente, lasciando, nella profondità della politica e della società, lieviti e quintali di “buon senso”. Palermo capitale della cultura lo è sempre stata, ma da oggi lo sarà ancora di più, perché è la dimostrazione che solo l’impegno civico rimette al centro il futuro, misurandosi con le asperità del presente. Non è un caso che Orlando resti sinnacu, che Saviano venga indicato da recenti sondaggi il leader più amato dagli italiani, che Mattarella sia il Presidente della Repubblica, che esploda l’indignazione civica contro l’ipotesi della scarcerazione di Riina.

C’è voglia di verità e giustizia in questo Paese, c’è voglia di liberarsi dalla mafia e dalle sue contiguità. C’è voglia di ricostruire un futuro, semplicemente col “buon senso”.