Il Lazio sta andando (di nuovo) a destra. Certo, nell’analisi non siamo in grado di contemplare l’incognita Roma – che rappresenta i 3/5 dell’elettorato regionale – Ma ciò che emerge dalle elezioni amministrative nei comuni più popolosi è che il crollo inatteso del Movimento 5 Stelle non ha spalancato le porte al Partito Democratico, bensì ha premiato quasi ovunque i partiti della vecchia coalizione di centrodestra. In particolare, a giovarne è stato il “fronte sovranista” rappresentato da Fratelli d’Italia e dalle liste salviniane, mai così forti come oggi. Un quadro che certamente influenzerà gli scenari in vista delle elezioni regionali 2018, specie se si dovesse andare verso l’election-day con le politiche, con possibili colpi di scena legati alle scelte dell’attuale governatore, Nicola Zingaretti, e degli stessi pentastellati.

CONSERVATORI ALL’ARREMBAGGIO
Certo, non è un mistero come storicamente, fuori dal Grande raccordo anulare, il Lazio sia sostanzialmente a trazione conservatrice. Un sentimento riemerso prepotentemente in questa tornata elettorale. Prendiamo i due capoluoghi chiamati alle urne, Rieti e Frosinone. Nella capitale ciociara si è imposto al primo turno il sindaco uscente Nicola Ottaviani, con il 56%, sostenuto da Forza Italia e Fdi; in Sabina, invece, Antonio Cicchetti (centrodestra) ha sfiorato la vittoria al primo turno con il 47,29%, sebbene il suo rivale del Pd, Simone Petrangeli, non abbia sfigurato con il 41,78%: anche qui, M5S non pervenuto, con il mesto 5,27 di Giuseppina Rando. Ma è nella “piccola Roma” dell’area metropolitana che il dato sul successo della destra è più significativo. A Fonte Nuova, il miglior punteggio è stato di Piero Presutti, candidato di Fratelli d’Italia, con il 32%, dato che sarebbe potuto essere ancora più rilevante sommando solo i voti di lista di Forza Italia (9,31%) e Noi Con Salvini (6,59%), laddove M5S e Pd si sono fermati rispettivamente sopra il 13% e l’11%: al ballottaggio, Presutti dovrà vedersela con Graziano Di Buo’, ex Udc, che al fotofinish ha superato il M5S; a Formello, addirittura, la lista di destra di Gian Filippo Santi ha stravinto con il 49,26%. Una destra che vince anche dove perde. Nella rossa Cerveteri, ad esempio, la candidata di Fratelli d’Italia, Anna Lisa Belardinelli, con il suo 14% ha mandato al ballottaggio il fortissimo sindaco “arancione” Alessio Pascucci, sebbene non abbia speranze di vittoria, mentre nell’altrettanto inespugnabile Ladispoli, Alessandro Grando (Fdi e Salvini) ha eliminato dal secondo turno il M5S e fra 15 giorni proverà il sorpasso sul favorito Marco Pierini, candidato Dem. L’unico comune di rilievo in cui il M5S è arrivato al ballottaggio è Guidonia Montecelio, città travolta dagli scandali, con il sindaco forzista arrestato due anni fa per corruzione.

LA CARTA PIROZZI E I DUBBI DI ZINGARETTI
Come si traduce tutto ciò in vista delle regionali del 2018? “Il centrodestra unito vince”, per dirla come il coordinatore romano di Forza Italia, Davide Bordoni, impegnato già in queste ore a rimettere in piedi la vecchia coalizione. L’asso nella manica è Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, personaggio popolare in tutto il Paese, ritenuto il candidato ideale in grado di incarnare i valori dell’elettore medio di riferimento. La trattativa è in stato avanzato: un’eventuale dietrofront sul nome del primo cittadino simbolo del terremoto del 2016 servirebbe solo per candidarlo alle politiche e trainare così il collegio del reatino (ma dipenderà dalla legge elettorale). Ed ecco i dubbi su Nicola Zingaretti. Il governatore uscente due mesi fa ha confermato pubblicamente la sua ricandidatura, anche se i bene informati raccontano insistentemente di un possibile passo indietro, da valutare in base agli scenari nazionali. L’esponente del Pd, infatti, dopo anni di “gavetta”, ambisce a un palcoscenico nazionale, o al Governo oppure all’interno del partito, dove è considerato ad oggi l’unico in grado di tenere insieme la parte più moderata della coalizione con la “cosa rossa” (o “arancione”) in rotta con il Pd renziano: l’exploit del centrodestra e la discesa in campo di Pirozzi potrebbero rappresentare proprio quel deterrente alla ricandidatura, sebbene l’attuale governatore non farà un passo prima di assicurarsi un atterraggio morbido e gradito.

L’INCOGNITA GRILLINA
La variante impazzita, in tutto questo ragionamento, è il Movimento 5 Stelle. L’election-day sarebbe trainante, è vero, e i pentastellati hanno dimostrato più volte di essere in grado di vincere pur candidando dei carneade. Tuttavia, di fronte ad un possibile confronto fra Zingaretti e Pirozzi, il brand grillino e la spinta nazionale potrebbero non bastare ad un attuale consigliere come Davide Barillari o David Porrello, costringendo qualche parlamentare di spicco a “sacrificarsi” e scendere in campo per provare a riequilibrare la sfida. In questa chiave, si parla insistentemente di Roberta Lombardi, deputata romana che piace molto alla base e che rappresenta la voce fuori dal coro che ha messo fortemente in crisi Virginia Raggi durante i suoi primi mesi al Campidoglio. Altro nome caldo è quello di Stefano Vignaroli, europarlamentare che a livello mediatico è conosciuto per essere il compagno di Paola Taverna – altro nome sul tavolo – ma che sul territorio ha un seguito importante essendo un esperto di rifiuti, sicuramente uno dei temi principali della prossima campagna elettorale. Quel che è certo è che le possibilità di vincere, per il M5S, dipenderanno anche dalla popolarità raggiunta il prossimo anno dalla sindaca capitolina Virginia Raggi, oggi alle prese con questioni spinose come l’indagine sul caso Marra e il dibattito sullo stadio dell’As Roma.