L’appuntamento è in un bar sui Navigli.  Lei abita in una minuscola casa lì vicino. Arriva puntuale e sorridente con la sua bici. Si vede subito che è una ragazza sportiva (non a caso è reduce dalla sua prima mezza maratona, la Stramilano). Eleonora Giovanardi, 35 anni a novembre, è nota al grande pubblico per essere stata la co-protagonista del film di Checco Zalone, campione di incassi (oltre 65 milioni di euro) della storia del cinema italiano, Quo Vado. Molti ricorderanno anche le sue partecipazioni in Crozza nel Paese delle Meraviglie. Il suo esordio è stato però in teatro, dopo il diploma alla Paolo Grassi di Milano, con Tradimenti di Pinter. Nella sua esperienza di attrice ha saputo dunque misurarsi con ruoli comici e drammatici, dimostrando una grande duttilità.

“La recitazione è una sfida costante”, spiega Eleonora, “mi costringe quotidianamente ad affrontare i miei limiti”. Tra i suoi sogni, quello di voler interpretare Martha di Chi ha paura di Virginia Wolf?. “Amo i drammi alla Carnage, per dirla in celluloide. Pochi personaggi in una stanza, in una situazione apparentemente normale che scivola tra ricordi e rancori in un massacro. Come Demoni di Lars Norèn. Non posso tuttavia negare un’attrazione per figure come quella di Lady Macbeth. Mi piacerebbe avere la possibilità e il coraggio di approcciare un personaggio gigantesco come quello”. Parla con entusiasmo, sorseggiando il suo caffè shakerato. Gli occhi però si illuminano quando le domando di Checco: un incontro folgorante. Non solo un bravo attore, improvvisatore geniale e musicista talentuoso, ma soprattutto una persona capace di mettere a proprio agio chiunque. Per questo si è affidata a lui, senza riserve.

Eleonora vorrebbe confrontarsi con nuove esperienze. Ad esempio, è attratta da Paolo Virzì, che considera “emblema di quel tipo di regista che lavora con l’attore, che sa usare il materiale umano che trova sul set”. Le chiedo di fare un passo indietro nel tempo, di chiudere gli occhi, tornare bambina e provare a descrivere i suoi primi ricordi legati al cinema. Dice che la potenza del cinema l’ha colpita fin da subito, la colpiva la capacità di cambiare con delle immagini i pensieri e le emozioni. “Per esempio – dice – ricordo quanto mi sia portata dentro da piccola le sensazioni di Nuovo cinema paradiso. Forse perché avevo più o meno la stessa età di Totò, ricordo quella prima visione come qualcosa di travolgente. Basti pensare che non sono più riuscita a rivedere il film da allora”.

Torniamo ad oggi. Dopo due anni dedicati al cinema e  alla televisione, Eleonora riparte con un lavoro teatrale. Alla Triennale di Milano, dall’8 al 18 giugno, farà parte di una performance del regista argentino Fernando Rubio, dal titolo Todo lo que esta a mi lado (tutto quello che c’è al mio fianco). “Sarà un lavoro molto intimo, dove ogni attrice reciterà per un unico spettatore: una cosa nuova per me. Abbattendo qualsiasi distanza con il pubblico, sono curiosa di scoprire cosa si prova a condividere parole e ricordi con un perfetto sconosciuto”. Non vuole aggiungere altro: “No spoiler please”.

Prima di salutarci le propongo un selfie. A proposito, mi interessa conoscere il suo rapporto con i social: “Un rapporto complesso: sto cercando di usarli un po’ perché fanno parte del mio lavoro, ma non sono per niente brava o smart. Mi ci vogliono ore per decidere se pubblicare qualcosa e il più delle volte mi dico: ma cosa gliene frega alla gente di cosa sto facendo in questo momento? Seguo tutto quello che fanno gli altri, ma quando si tratta di me faccio molta fatica. Mi sa che di base sono rimasta timida. E poi penso che a volte scattare una foto per pubblicarla sia una sospensione naturale del flusso dell’esperienza. Detto ciò, mi voglio impegnare e trovare un mio personale compromesso per far pace con loro”.

Ma alla fine il selfie ce lo siamo fatto :)