SIERANEVADA di Cristi Puiu. Con Mimi Branescu, Dana Dogaru, Sorin Medeleni, Ana Ciontea. Romania/Francia 2016. Durata: 173’. Voto 4/5 (AMP)

Il caro estinto è già sepolto ma il suo anniversario diventa occasione di reunion famigliare: figli, nipoti, congiunti in un tripudio di segreti e bugie attendendo il prete benedicente, novello Godot da Bucarest. Asserragliati nell’appartamento vedovale (unità di luogo), i convenuti tracimano chiacchiere private e pubbliche, sentenziano, si confidano e consolano, si inquietano attorno alla tavola imbandita che non può celebrarsi senza il sacro verbo. Passa il tempo, sbattono le porte e si scaldano gli umori, mentre cresce la voglia di capire, di scoprire dello spettatore ormai empatico: che ne sarà di loro? Niente da fare, è la risposta, siamo nell’anfiteatro della Parola, onnipresente e metonimica di un hic et nunc sociale, politico, storico ed esistenziale della Romania contemporanea, e non solo. La quantità si prende i suoi tempi (quasi 3 ore) ma la qualità li asseconda istante per istante, e i personaggi (attori supremi) d’un tratto ci invitano a banchetto con loro: benvenuti in famiglia. Poderoso, intrigante, magistralmente scritto, girato e interpretato, la Sieranevada (titolo inventato senza velleità semantiche) del talento rumeno Cristi Puiu “risuona” il mondo da un appartamento, e ce lo incide nella memoria fra i grandi film, quelli che non si scordano.