Federico Pizzarotti è l’uomo da battere: è la sola certezza di questo giro di voto. Il sindaco uscente è diventato famoso più di tutto per aver detto No a Beppe Grillo, nell’operazione mediatica più riuscita di qualunque suo annuncio: addio al M5S e nascita della lista Effetto Parma (dal Comune, usando quelle sale come cosa privata, pubblicità che non si paga). Un leader per i suoi , ma non bravo leader, in quanto incapace di circondarsi di bravi collaboratori (pur sempre fulgidi se paragonati a chi li ha preceduti). Arrogante come si conviene a un’arena di serpi, ha delegato la vita al mondo virtuale e il fine mandato alle inaugurazioni seriali (l’esperienza serve). Lo sostenevo cinque anni fa, credevo ancora sarebbe bastata l’onestà.

Prometteva di fare il possibile per spegnere l’inceneritore, oggi nel programma lo chiama “termovalorizzatore”: quanto fumo. Ha trasformato il patrimonio Unesco alla creatività gastronomica (nulla di più prevedibile che la cucina parmigiana), nell’unica sagra che gli hanno apparecchiato: un festival con tre giorni di aperitivi. E la chiameremo cultura. Ma se chiedi in giro ti diranno “Non ha rubato e ha dimezzato il debito”. Gli basta “ringraziare” chi ha fatto man bassa prima, dagli torto se sei capace.

Lo sfida uno sciame di candidati, il più accreditato si chiama Paolo Scarpa, persona corretta, professionista stimato, vincitore delle primarie del “centro sinistra”, Partito (civico, assorbito) democratico. Preferibile come modello base, durante la campagna è diventato full-optional: pieno di accessori obsoleti (membro dell’ex giunta Vignali) dalla concessionaria al rottamaio. Ma l’accessorio più ingombrante e imbarazzante, resta il Senatore Pd Giorgio Pagliari, autoproclamatosi primo della classe perché eterno secondo. Renziano di ferro, confida nel trionfo di Pizzarotti per un Effetto Italia che tolga voti al M5S e dia speranza al Matteo fiorentino (colui che “Se perdo il 4 dicembre…” un par di palle). Se la matematica non è un opinione il Senatore è per un effetto PizzaroDdi.

A ruota corre una candidata leghista, Laura Cavandoli, fiera esponente di quel partito che ha fatto del cervello in pancia un programma politico (e i proseliti che sterzano a destra hanno fame). Il resto è modesta percentuale da sacrificare (salvo miracoli) alle urne, sulle quali spicca la sgradevole presenza del candidato (col riporto da Adolfo) di Casapound (suggerisco i primi 35 secondi di questa intervista di ParmAteneo per capire di cosa parliamo, mentre la Gazzetta di Parma ne legittima il consenso e fa spallucce).  Dieci candidati, una piccola città, grandi problemi: andare a votare più numerosi di prima sarebbe già una vittoria. Che sia meritata è tutto da dimostrare.