Seggi aperti nel Regno Unito per le elezioni politiche anticipate, il primo voto nell’epoca post Brexit. Le urne nei 650 collegi uninominali rimarranno aperte dalle ore 7 locali alle 22, le 23 in Italia. Blindati gli oltre 40mila seggi, con misure di sicurezza rafforzate dopo i recenti attacchi terroristici che hanno colpito la Gran Bretagna: l’ultimo sabato scorso a London Bridge ha fatto 7 morti e 48 feriti.  I favori dei sondaggi restano per il Partito Conservatore di Theresa May, ma i Laburisti di Jeremy Corbyn hanno dato segni di ripresa. Alla Camera dei Comuni uscente i Tory avevano 331 deputati (36,9% nazionale), il Labour 232 (30,4%), gli indipendentisti scozzesi dell’Snp 56, i LibDem 8.

La Brexit si farà comunque vadano le elezioni. Sia i conservatori della premier May, sia il leader laburista Corbyn hanno dichiarato di volere rispettare la volontà espressa dal popolo nel referendum di giugno del 2016, ma l’approccio al divorzio dall’Unione Europea sarebbe diverso a seconda delle due prospettive. 

IL PROGRAMMA DEI TORIES – A proposito della Brexit, i conservatori vogliono garantire un’uscita tranquilla e ordinata dall’Ue. May vuole la cosiddetta “hard Brexit”: mira a lasciare il mercato unico europeo, che garantisce libertà di movimento di beni, servizi e persone (ma questo ultimo aspetto andrebbe discusso nei negoziati per garantire i diritti dei cittadini Ue nel Regno Unito). Vuole però cercare una nuova forma di partnership con l’Unione europea. In relazione ai negoziati, lo slogan che riassume l’approccio di May è: “Nessun accordo è meglio che un cattivo accordo”. Tra i punti del programma dei Tories: ridurre l’immigrazione netta nel Regno Unito al di sotto delle 100mila persone all’anno (l’anno scorso sono state 273mila). Irrigidire le condizioni necessarie a rilasciare visti agli studenti stranieri e le regole che permettono loro di rimanere e lavorare. Aumentare le tasse per gli immigrati per usufruire del sistema sanitario pubblico. I conservatori escludono un nuovo referendum sull’indipendenza della Scozia finché non saranno terminati i negoziati sulla Brexit, cioè probabilmente nel 2019.

IL PROGRAMMA DEI LABURISTI – Corbyn, invece, mira a una “soft Brexit“, cioè vuole che il Regno Unito resti in qualche modo legato al mercato unico in modo da consentire che prosegua il libero passaggio di persone e merci fra Europa e Regno Unito. Intende garantire immediatamente diritti ai cittadini Ue che vivono in Gran Bretagna e non accetta la possibilità che i negoziati con Bruxelles possano concludersi senza un accordo.  I laburisti vogliono togliere gli studenti stranieri dal conteggio degli immigrati, ma non hanno fissato un tetto annuale di ingressi. Intendono inoltre reclutare 500 altre guardie di frontiera. Tra i punti del programma dei Labour anche la fine all’austerità e investire nei servizi pubblici. Introdurre un pacchetto di stimolo all’economia di 250 miliardi di sterline in 10 anni. Nazionalizzare ferrovie, poste e servizi di erogazione di acqua ed elettricità. Abolire le tasse universitarie.  Sull’ipotesi di un nuovo referendum in Scozia, nell’ultimo giorno di campagna elettorale Corbyn ha detto che il partito conservatore è “l’unico che si oppone ad altri referendum” (alludendo sia alla Scozia sia alla Brexit), ma ha aggiunto che non vede “né l’urgenza né la necessità” di indire la consultazione.