Una popolazione ancora sotto shock. Nessuno aveva mai pensato che sarebbe accaduto davvero. A un mese dalle elezioni presidenziali in cui la vittoria del moderato riformista Rohani ha riconfermato quel vento nuovo di cambiamento, l’Iran si trova a fare i conti con un problema che fino a oggi sembrava non essere una preoccupazione: la sicurezza.

I due attacchi coordinati e rivendicati dall’Isis hanno fatto svegliare anche le più sopite coscienze di quelli che credevano che l’Iran fosse immune dagli attacchi terroristici.

In una calda mattina di giugno, nel mese del Ramadan, l’Iran è stato colpito al cuore e ancora è difficile accettarne la realtà. Per anni abbiamo detto che l’Iran è un paese sicuro, forse il più sicuro di tutta l’area mediorientale. Dal 6 di giugno tutto è cambiato. Turismo, investimenti, viaggi di lavoro e di piacere accuseranno il colpo di questa terribile giornata.

Le tante notizie, alcune confuse, altre ancora da accertare rendono quel senso di sicurezza percepibile in Iran così lontano. Sono stati colpiti i due luoghi simbolo dell’Iran. Il Parlamento, chiamato Majlis, il simbolo del potere legislativo e popolare che si trova nel centro di Teheran. Si tratta di una struttura moderna, inaugurata nel novembre 2004 in piazza Baharestan, non lontano dalle precedenti sedi. Un complesso enorme composto da diversi edifici a cui si arriva attraverso cancelli disposti a raggiera. Difficile capire come i terroristi abbiano superato la sicurezza. In Iran i controlli sono a tappeto, polizia ovunque e probabilmente controlli di cellulari e dispositivi elettronici. Davvero impensabile che sia potuto accadere in Iran.

Oltre al Parlamento lascia senza parole l’altro luogo attaccato. Si tratta del mausoleo di Ruhollah Khomeini, dove è sepolto il fondatore della Repubblica Islamica dell’Iran. Una struttura enorme visibile anche dall’aereo prima di atterrare a Teheran proprio perché sulla strada dell’aeroporto. Il mausoleo, la cui costruzione iniziò subito dopo la morte del leader massimo nel giugno 1989. Non vi sono controlli di sicurezza all’entrata della parte esterna, formata da una serie di giardini e vialetti che portano al’ingresso principale, in cui si trovano anche una università islamica, negozi di souvenir, ristoranti, parcheggi ed aree per i pellegrini.

I controlli ci sono prima di accedere alla parte interna del Mausoleo, in cui le donne vengono dotate di un chador in grado di coprire tutto il corpo e controllo degli effetti personali. Ancora oggi il mausoleo è meta di pellegrinaggi e affollatissimo nelle cerimonie religiose.

Colpire il Mausoleo di Khomeini vuol dire colpire al cuore tutto l’Islam sciita. E’ bene ricordarlo che malgrado le elezioni abbiano rieletto il moderato riformista Hassan Rohani moltissimi iraniani ancora sono legati al fondatore della Repubblica Islamica dell’Iran e portano avanti quelle ideologie della Rivoluzione Islamica del 1979.

Già lo scorso anno, proprio nel mese di giugno, erano stati sventati dall’intelligence vari attentati in cui i terroristi volevano compiere una serie di attacchi suicidi contemporaneamente in più zone di Teheran.

Dovremo aspettare ancora qualche giorno per avere notizie più dettagliate di quello che è accaduto. Di certo quello che si è verificato in Iran avrà ripercussioni in tutto il Medioriente. Suona davvero strano che questi attentati siano avvenuti a brevissima distanza dalla recente visita in Arabia Saudita del Presidente americano Donald Trump, in cui sono state vendute armi per una cifra pari a 110 miliardi di dollari. Armi destinate così come dichiarato dal segretario di Stato Rex Tillerson a “fronteggiare la minaccia iraniana”.

I dubbi sulle responsabilità di questi attacchi sono molteplici. Alcuni analisti hanno ipotizzato che siano gruppi interni in Iran contrari al regime, altri hanno azzardato la possibilità che vi siano implicati i Mohajedin del popolo, cosiddetti MEK.

Sappiamo che alcuni di loro vivono in Iran e hanno più facilità di movimento che non qualcuno arrivato dall’esterno. Al momento attendiamo le notizie che dovranno chiarire molti punti oscuri. Di certo questi due attacchi all’Iran hanno innescato un meccanismo che qualcuno aveva sottovalutato. L’Iran oggi è un paese ferito, ma più unito di prima.