Botta e risposta vivace a Omnibus (La7) tra il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, e Riccardo Magi, consigliere comunale di Roma e segretario nazionale dei Radicali Italiani. La polemica è innescata dalle parole di Gratteri: “In questo momento Riina si trova in un centro clinico carcerario di Parma, dove ci sono medici e infermieri presenti 24 ore al giorno. Pochi anni fa lui ebbe un infarto e si salvò perché era in carcere. Se fosse stato a casa o se fosse stato latitante, sarebbe morto. Per comandare un capomafia non deve fare body building o pentathlon. Un capomafia comanda con lo sguardo. E solo la scarcerazione in sé sarebbe già un messaggio“. E aggiunge: “Abbiamo sentito e visto in tv le esternazioni di un Riina tutt’altro che remissivo e pentito. Anzi, ha pronunciato delle frasi di sfida. Ricordiamo anche un’intercettazione quasi recente, in cui due uomini di Cosa Nostra dicono che, finché sono vivi Riina e Provenzano, non è possibile fare modifiche strutturali a Cosa Nostra. In più” – continua – “a differenza di Brusca, lui non è diventato collaboratore di giustizia. Quindi, il solo fatto di aver retto per anni il carcere duro gli dà grande considerazione e rispetto nella logica di Cosa Nostra. Riina fuori dal carcere è un pericolo. Può tranquillamente morire in carcere. Tanti altri detenuti avevano due o tre giorni di vita e sono morti in carcere. Non so perché ora ci si sta ponendo questo grande problema”. Non ci sta Magi, che ribatte: “Nei nostri tribunali c’è quella frase che dovremmo ricordare: ‘La legge è uguale per tutti’. E in base alla legge italiana ci sono delle condizioni che sono incompatibili col regime carcerario. Il procuratore Gratteri sembra già conoscere nel dettaglio la situazione specifica del detenuto Riina. Sta invece ai magistrati di sorveglianza fare questa valutazione. Non credo che Gratteri si debba sostituire al magistrato di sorveglianza“. E rincara: “Il procuratore Gratteri dice anche che in tanti sono morti in carcere e può morire lì Riina tranquillamente. Bisogna anche dire che in tanti sono morti di carcere“. Gratteri replica: “Prima di parlare, leggiamo il 41 bis, che è stato istituito per impedire che i detenuti che hanno ordinato stragi, e mentre le ordinavano ridevano, non continuassero a mandare messaggi di morte all’esterno. Cioè va oltre il trattamento penitenziario dei detenuti anche ad alta sicurezza