Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso del Campidoglio contro il decreto del Mibact che prevedeva l’istituzione del Parco Archeologico del Colosseo. “Hanno vinto i cittadini”, ha esultato la sindaca M5s di Roma Virginia Raggi. “È stato sconfitto il tentativo del governo di gestire in totale autonomia e senza concertazione il patrimonio culturale della nostra amministrazione. Roma resta di tutti”. Diversa la posizione del ministro alla Cultura Dario Franceschini che su Twitter ha annunciato impugnerà la sentenza: “Stesso Tar dei direttori stranieri boccia il Parco Archeologico del Colosseo. 31 Musei e Parchi in Italia vanno bene, il 32esimo no. Impugneremo”.

La sentenza del Tar del Lazio annulla i decreti del ministero dei Beni culturali che riguardano l’istituzione del Parco archeologico del Colosseo e la selezione pubblica internazionale per il conferimento dell’incarico di direttore. La seconda sezione quater ritiene innanzitutto “infondate” le eccezioni preliminari dell’Avvocatura dello Stato che aveva avanzato un difetto di legittimazione e di interesse di Roma Capitale a presentare ricorso. Secondo i giudici di via Flaminia, invece, “le eccezioni preliminari sollevate dall’Avvocatura dello Stato sono infondate, alla luce dello status giuridico speciale attribuito dal novellato articolo 114 della Costituzione (e dalle successive norme primarie intervenute ad integrare la riserva costituzionale) alla città di Roma in quanto capitale della Repubblica, sia rispetto all’ordinamento degli altri Comuni, sia nei riguardi dello Stato”. Il Campidoglio era dunque legittimato a presentare ricorso anche perché “alla materia di beni culturali sono state espressamente attribuite a Roma capitale le funzioni amministrative in materia di concorso alla valorizzazione dei beni culturali, e sono state altresì previste forme di coordinamento con l’Amministrazione statale”.

I giudici di via Flaminia concordano con il Campidoglio sul fatto che la nuova configurazione “avrebbe comportato la perdita per la città di Roma (ed in particolare per tutte le aree archeologiche escluse dal Parco e rimaste di competenza della Soprintendenza speciale) di gran parte dei proventi del Colosseo; inoltre, avrebbe sancito la eliminazione della rilevanza unitaria dell’area all’interno delle mura aureliane, oggetto della tutela Unesco. Il Collegio- si legge- ritiene che le censure siano fondate”.
In un altro passaggio che riguarda ancora le risorse, il Tar spiega che “è evidente che pur avendo il Ministero proceduto alla riorganizzazione dei propri uffici, ha inciso sulle prerogative di Roma capitale in relazione alla assoluta unicità della disciplina relativa al Colosseo e all’area dei Fori, considerato che la quantità degli incassi derivanti da tale area limitata ma rilevantissima sul piano dell’interesse (culturale ed economico) nazionale, comporta che anche solo la differente ripartizione delle risorse tra diversi uffici del Ministero influisce sulla valorizzazione di tutti i beni culturali situati all’interno dell’intero territorio di Roma capitale”. E ancora: “Si deve infatti considerare che gli incassi del Colosseo erano destinati alla Soprintendenza per l’archeologia di tutto il Comune di Roma e, poi, alla area interna alle mura aureliane, oltre ai siti esterni a tale area espressamente individuati nel decreto del 9 aprile 2016”.

Sulla vicenda si è espresso anche il Codacons: “Ancora una volta”, ha spiegato il presidente Carlo Rienzi, “i giudici italiani bocciano le decisioni del governo in tema di beni culturali. Dopo i direttori dei musei il Tar boccia il Governo e il ministro Franceschini anche sul versante Colosseo. Una decisione importante quella dei giudici, che hanno riconosciuto anche le tesi del Codacons intervenuto in giudizio in difesa dell’amministrazione capitolina. La creazione di un Parco Archeologico al Colosseo, infatti, toglieva funzioni, competenze e ricavi alla Soprintendenza speciale, sovvenzionata proprio dalle risorse derivanti dai biglietti per il monumento, creando così un danno prima di tutto ad un ufficio esistente e perfettamente funzionante, e in secondo luogo all’intera città”.