Ottimo risultato, in termini di ascolti, per la prima delle due serate dei Wind Music Awards su RaiUno. Il consueto appuntamento musical-televisivo, nel corso del quale si consegnano premi a chiunque passi, anche per caso, dall’Arena di Verona, ha ottenuto 5,1 milioni di spettatori e uno share del 23,9%. Numeri importanti, nel panorama televisivo attuale, soprattutto se pensiamo che siamo già a giugno e il pubblico ha già cominciato a spegnere la tv per dedicarsi ad altro.

La serata, lunga sino allo sfinimento, è stata caratterizzata soprattutto da continui problemi audio. Chi, tra i tanti cantanti che si sono esibiti, ha scelto di farlo dal vivo (altri si sono rifugiati in un comodo e imbarazzante playback), ha dovuto fare i conti con microfoni difettosi, con le voci che non si sentivano quasi per nulla, fagocitati dalla musica. Per un evento del genere, che dovrebbe rappresentare l’eccellenza musicale italiana, si dovrebbe prestare maggiore attenzione a quello che non è affatto un dettaglio e che ha fatto fare una pessima figura anche a mostri sacri della canzone che solitamente dal vivo danno il meglio di sé (Renato Zero e Giorgia su tutti).

Tra le cose da dimenticare, e anche in fretta, l’esibizione di Fabio Rovazzi e Gianni Morandi con la loro Volare, tormentone cliccatissimo sul web. Hanno “cantato” in playback ma incredibilmente sono riusciti a sbagliare lo stesso, con Morandi che aveva evidenti problemi di memoria del non indimenticabile testo. Il problema, in questo caso, è che i pezzi di Rovazzi non sono fatti per il live, per essere cantati su un palco. Sono confezionati in maniera minuziosa e precisa per diventare colonna sonora di video ben girati, non certo per un’esibizione live di fronte a migliaia di persone. Morandi si è dimostrato generoso a fare la comparsa di prestigio all’Arena di Verona, ma l’effetto finale è stato quasi imbarazzante. Preferiamo di gran lunga il video della canzone, piccolo capolavoro di marketing e creatività.

Promossa a pieni voti, invece, Vanessa Incontrada, che come di consueto ha presentato la serata con Carlo Conti. Solare, allegra, positiva, la conduttrice-attrice italospagnola ha dimostrato ancora una volta il suo valore e non si capisce davvero perché non abbia un programma televisivo, perché si continuino a preferire, sul piccolo schermo, signore incapaci e boriose. Ed è triste assai che per rivederla in televisione dobbiamo aspettare ogni anno l’evento sponsorizzato dal marchio di cui è stata testimonial.

Momento romantico con Eros Ramazzotti, che ha dedicato esibizione e premio alla moglie Marica Pellegrinelli: “Saluto Marica che ho conosciuto su questo palco e voglio dirle che la amo tantissimo”. Ma di buoni sentimenti, in realtà, i Wind Music Awards sono invasi, visto che c’è un riconoscimento per tutti. Un premio non si nega a nessuno, soprattutto se ormai il disco d’oro arriva conv25mila copie vendute. E quando, malauguratamente, non si è riusciti a raggiungere nemmeno questa soglia, ecco che spunta un premio speciale, una targa, una pacca sulla spalla consegnata come fosse un Grammy. Perché i Wind Music Awards hanno l’hype, diciamolo, della Sagra della ‘nduja di Spilinga. È una serata con le presenze dei cantanti misurate col bilancino per accontentare tutte le case discografiche. È l’autocelebrazione dell’industria discografica che, di fatto, si ritrova all’Arena di Verona a suonare sul Titanic, fingendo di non aver preso sul muso il fatale iceberg.