“Mi aspetto una revisione dell’operato della polizia e dei servizi”. A due giorni dalle elezioni e in discesa nei sondaggi, per rispondere alle critiche sulla gestione della pubblica sicurezza seguite all’attentato di LondraTheresa May butta la palla nel campo delle forze dell’ordine. Finita sotto il fuoco incrociato di laburisti e liberaldemocratici per i tagli operati alla dotazione del comparto sicurezza durante la sua permanenza alla guida del ministero dell’Interno, il primo ministro rilancia: “Il MI5 e la polizia hanno già annunciato che faranno una revisione di come hanno gestito l’attacco di Manchester e mi aspetterei che facessero esattamente lo stesso in relazione all’attacco a London Bridge“, ha detto la premier, in un’intervista a Sky News durante una visita a Bangor, in Galles.

Martedì il leader laburista Jeremy Corbyn aveva chiesto le dimissioni della May, come “stanno chiedendo molte persone responsabili che sono preoccupate per il fatto che lei era al ministero dell’Interno quando sono stati decisi i tagli del numero degli agenti”, diminuiti di circa 20mila unità tra il 2010 e il 2016. Anche Sadiq Khan aveva lamentato il taglio dei fondi per la sicurezza subito dalla città di Londra: “E’ un fatto che negli ultimi sette anni come città abbiamo perso 600 milioni di sterline dal nostro bilancio, abbiamo dovuto chiudere delle stazioni di polizia, vendere gli edifici della polizia e abbiamo perso migliaia di agenti”, spiegava il sindaco, sottolineando che sono già previste altre riduzioni dei fondi alla polizia nei prossimi anni. “Riceviamo la metà dei fondi che ci spettano, 170 milioni di sterline contro 370 milioni”, concludeva il primo cittadino.

La polemica non si placa. Mark Rowley, responsabile dell’unità anti-terrorismo di Scotland Yard, ha risposto all’accusa di essersi lasciato sfuggire Khuram Butt, uno dei due attentatori, dopo aver aperto una indagine su di lui. Pur essendo nell’elenco ristretto dei 3mila potenziali jihadisti e sottoposto ai controlli – ha spiegato Rowley – Butt non era considerato una priorità perché non si pensava che stesse per compiere un attacco. L’indagine su di lui era stata aperta nel 2015, in seguito ad alcune segnalazioni che ne denunciavano la forte radicalizzazione, ma non “c’erano gli elementi di intelligence” per agire nei suoi confronti, ha aggiunto Rowley.

Un altro dei tre attentatori, Rachid Redouane, invece, non era noto alle forze di sicurezza britanniche: aveva 30 anni e sosteneva di essere marocchino e libico. In passato, aggiunge Scotland Yard, aveva assunto anche un’altra identità facendosi chiamare Rachid Elkhdar, e sostenendo di essere nato il 31 luglio 1991. Le indagini sui fatti di sabato sera proseguono. La polizia è entrata in azione a Ilford, circa tre chilometri a nord di Barking, dove vivevano almeno due dei terroristi del London Bridge: un giovane di 27 anni è stato arrestato. Sono state invece rilasciate tutte e 10 le persone fermate in questi giorni.

Intanto si riduce ancora il margine tra i conservatori e i laburisti. Secondo una proiezione pubblicata oggi da YouGov, i Tory al momento si aggiudicherebbero 304 seggi in Parlamento. A May ne mancherebbero quindi 22 per raggiungere la maggioranza di 326 seggi. Il partito di maggioranza controllava 330 seggi in parlamento ad aprile, quando la premier ha annunciato elezioni anticipate a sorpresa. Il Partito laburista, secondo la stessa proiezioni, sarebbe a 266 eletti in parlamento. Secondo altri sondaggi il distacco tra i due partiti sarebbe inferiore a un punto percentuale.