di Anna Maria Giannini (Psicologa e psicoterapeuta)

A Torino, in piazza San Carlo, un falso allarme sulla presenza di un ordigno e il cedimento di una ringhiera hanno generato la sera una serie di reazioni di fuga con conseguenze gravissime. La Procura, che all’inizio indagava per procurato allarme, ora procede per ricostruire la dinamica dell’accaduto senza indagati ma con le ipotesi di lesioni plurime e omissione. La Psicologia ha studiato le reazioni complesse delle folle e ha messo in evidenza come emozioni negative, ma anche positive, siano amplificate nelle condizioni di presenza di molti individui all’interno dello stesso spazio. Sono note le reazioni di contagio e l’attenuazione della responsabilità nella massa: quando si è in gruppo ci si abbandona a comportamenti che in solitudine non troverebbero luogo, ed esempi evidenti sono gli episodi di aggressività delle tifoserie oppure le aggressioni dei cosiddetti “branchi”.

La folla dunque, come già scriveva Freud in Psicologia delle masse e analisi dell’io, genera comportamenti peculiari: le emozioni emergono, il Super-io – riferimento alle norme alle regole – si indebolisce, l’individuo si lascia andare in modo regressivo. Quando ci si trova in una moltitudine può comparire la cosiddetta “deindividuazione”: si abdica cioè al senso di responsabilità e di etica per cedere a condotte collettive anche aggressive e violente, condotte che poco appartengono all’individuo quando non si trova mascherato nella folla.

Il fenomeno del panico collettivo è noto per essere un tipo di reazione che riguarda la percezione di rischio, in grado di trasmettere e generare reazioni scomposte e molto pericolose. A Torino, con tutta evidenza, la percezione di un rischio interpretato come possibile attacco terroristico e minaccia alla vita ha messo in moto primordiali tipologie di risposta: dinamiche quasi istintuali e legate alla sopravvivenza che fanno si che si abbandoni ogni ricorso alla logica, alla razionalità, alla possibilità di compiere una lucida analisi di quanto sta accadendo.

La paura, del resto, è una emozione negativa molto forte e ad alto potenziale di contagio: lo sa bene il Personale di bordo di aerei e navi che, in presenza di un problema, ricorre a procedure estremamente codificate per evitare che si sparga il panico, complessificando la situazione. Quando compare la paura – o ancora di più il panico – in uno spazio affollato, le persone tendono a imitare le azioni di chi hanno vicino e dunque, per esempio, a correre nella stessa direzione. In Psicologia sociale sono stati effettuati diversi esperimenti sui comportamenti di imitazione e i risultati evidenziano chiaramente la tendenza a imitare gli altri soprattutto in condizioni di ambiguità o di incertezza. Così, i cosiddetti “effetto mandria” o l”onda” si generano per imitazione e del tutto ad di fuori della possibilità di analisi critica.

La paura può paralizzare, può generare blocchi, attenua o estingue il ricorso al giudizio e provoca azioni immediate, non necessariamente finalizzate in modo costruttivo. Dunque il correre in direzioni improvvisate, calpestando chi si frappone sulla via della fuga, sono possibili conseguenze del panico e dell’assenza di indicazioni utili e chiare che potrebbero evitare le conseguenze di cui sopra. Anche per questi motivi evitare la presenza di oggetti pericolosi nei luoghi affollati è fondamentale: a Torino la presenza di bottiglie di vetro ha creato conseguenze serie.

Attualmente la comparsa del cosiddetto “panico o psicosi collettiva” sono facilitati dai nuovi fenomeni terroristici, caratterizzati da tratti particolari, non ultimo il fatto che si possa essere attaccati ovunque, in qualsiasi modo e con mezzi di ogni tipo. Di fatto, per quanto le persone cerchino di condurre una vita normale e non farsi condizionare, il timore strisciante di essere colpiti resta sullo sfondo e basta poco a trasformare il timore in paura ed esasperarlo in vero e proprio panico o terrore. Del resto, le notizie che giungono attraverso i media destano un continuo senso di instabilità e il minimo indizio di rischio può dare luogo ad esiti straordinariamente drammatici.

Particolarmente importante, in questo contesto, è proteggere i più piccoli. I bambini che hanno assistito alle scene terribili di Torino ne hanno certamente riportato un senso di instabilità, sperimentando una crisi delle certezze cui avevano fatto riferimento. A fronte di ciò, è essenziale che gli adulti si adoperino con strategie opportune di rassicurazione e di sostegno, proprio a evitare che i piccoli sviluppino fobie della folla e degli spazi affollati, al punto da avere seri problemi a frequentarli.