Il Riesame non si pronuncia sugli arresti chiesti dalla procura di Milano nei confronti degli ex vertici di Infront, l’advisor dei diritti tv della Serie A. La presidente del collegio Silvia Gerli si è astenuta nell’udienza nella quale si sarebbe dovuto discutere l’appello presentato dai magistrati dopo che il gip Manuela Accurso Tagano aveva negato gli arresti. In aula è stato letto un dispositivo di poche righe in cui si spiegava che il giudice si sarebbe astenuto e che ha deciso di rinviare il fascicolo al presidente del Riesame, Cesare Tacconi, affinché venga riassegnato. Non sono stati chiariti i motivi né è stata fissata una data nella quale verranno riconvocate le parti, sorprese dalla decisione della presidente.

Nello scorso aprile, i pm Roberto Pellicano, Giovanni Polizzi e Paolo Filippini, coordinati dall’aggiunto Giulia Perrotti, si erano visti respingere le misure cautelari richieste nei confronti di Marco Bogarelli, ex presidente di Infront, dell’ex direttore direttore generale Giuseppe Ciocchetti e di Riccardo Silva, numero uno della società Mp&Silva che detiene i diritti tv della Serie A per il mercato estero. I tre sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, turbativa d’asta, ostacolo all’attività di vigilanza della Covisoc, che controlla i conti delle società di calcio, riciclaggio e reati fiscali.  Secondo il gip, lo scenario ricostruito dagli uomini della Guardia di finanza e descritto dai magistrati non sarebbe nulla di più che una “lobby”. E per questo aveva rigettato le richieste di arresto.

I magistrati sono invece convinti che il lavoro degli ex manager di Infront Italy sarebbe “un’associazione a delinquere in grado di interporsi fin dal 2009 tra le squadre di calcio, cui spettano gli ingenti benefici della commercializzazione in Italia e all’estero dei diritti audiovisivi, e il mercato, per appropriarsi illecitamente e clandestinamente di una fetta consistente di questi. L’associazione ha operato (…) giovandosi del ruolo fondamentale di Infront Italy”, scrivono nella richiesta presentata al gip che l’ha respinta. E in questo scenario era fondamentale la regia di Infront, poiché avrebbe ricoperto “il ruolo di finanziatore occulto dei club con l’utilizzo di fondi neri costituiti presso le società di Silva”.

In sostanza, “attraverso falsi contratti di sponsorizzazioni o finanziamenti personali”, Infront ‘aiutava’ i presidenti di alcune squadre. Risultano indagati infatti anche l’ex numero del Bari Gianluca Paparesta e il proprietario del Genoa Enrico Preziosi, oltre al numero della Lazio Claudio Lotito. La vicenda si inserisce nella burrascosa assegnazione dei diritti tv della Serie A, avvenuta nell’estate 2014, nella quale Meadiset sarebbe stata favorita. Grazie ai presunti ‘aiutini’ di Infront, inoltre, sostengono i pm, i club avrebbero aggiustato i conti aggirando gli argini posti dagli organi di vigilanza.