Benvenuti a Ten Talking Tripletino, l’unica rubrica che prevede tutto. Ma talora le previsioni non sono d’accordo.

1. Nel mio personalissimo cartellino il triplete era sicuro al 99.8%. Solo che evidentemente il cartellino non era mio, ma di Nardella.

2. A volte penso che le mie rare previsioni sbagliate non siano tali, ma attengano a un universo parallelo come in Fringe. Pensate: magari c’è un mondo in cui Renzi ha vinto il referendum, la Boschi è premier, Farinetti è al Quirinale, Baricco ha vinto il Nobel, Recalcati è uno psicanalista sul serio e la Juve ha fatto il triplete. Ultima eventualità a parte, dev’essere un mondo parecchio di merda.

3. Direte: “Eh, ma tu gufavi come per il referendum”. No, o meglio ni. Per il 4 dicembre gufavo oltremodo, perché la vittoria del sì sarebbe stata una tragedia e bisognava provarci in ogni modo. Ieri, però, no. Per carità: ho un glorioso passato da gufatore, ma era due o tre vite fa. Quando il mio (?) Milan perdeva in finale con Marsiglia, Ajax o Liverpool, mi massacravano. E io lo stesso. Si gioca, si scherza, si ride. Nel ’97 mandai a tutti gli juventini che conoscevo una cartolina con Ricken in primo piano, l’anno dopo andai dal mio correlatore di tesi con la maglia di Mijatovic (era juventino fervente e oggi renziano di medio grido). Ieri, invece, ho visto la partita da neutrale. Pensavo davvero, come tanti, che la Juventus ce l’avrebbe fatta. Non dico facilmente, ma le davo il 55%. A mio padre avevo detto: “2-1 Juve”. E invece.

4. Primo momento chiave: conseguito l’1-1, la Juve poteva infierire. Invece si è accontentata del pareggio e ha lasciato che il primo tempo finisse. Lì ha perso le sue chance.

4 bis. Secondo momento chiave: il 2-1 di Casemiro (featuring Khedira). Ha trovato un gol che non indovinerà mai più (quello fatto al Napoli era molto difficile, ma diverso). Ci aveva provato anche nel primo tempo e ne era uscita una fetecchia bieca da 30 metri. Dopo il gol, ho guardato la faccia di Buffon: il portierone non c’era più. La Juve non c’era più. Game over.

4 ter. Forse, se quel colpo di testa di Alex Sandro fosse entrato, sul 3-2 la partita si sarebbe riaperta. Se però la storia si facesse coi “forse”, Rodotà sarebbe al Quirinale e Renzi userebbe gli idranti a caso in Piazza della Signoria.

5. Leggo recensioni terrificanti sulla Juve: “Squadra irriconoscibile”, “Fallimento”, “Disastro”. Quante cazzate. La stagione resta straordinaria: campionato, Coppa Italia, seconda in Champions League. Lode ad Allegri, alla società, ai giocatori. Quando impareremo che, fuori dal nostro orticello, esiste anche gente più brava di noi? Quando smetteremo di essere masochisticamente provinciali? Quando capiremo che, se nella vita prendi 8 e non 10, è comunque un trionfo?

5 bis. Ora però basta di scrivere sotto dettatura di Arrigo Sacchi.

6. Io non so se Zidane sia bravo o meno come allenatore: so solo che, nei film di Leone, il vecchio Clint era meno infallibile.

7. Vedo in giro juventini tristissimi. Ed è questo il loro limite: l’essere malati di opulenza. Il non accontentarsi di vincere tanto, anzi tantissimo, ma non tutto. Paiono piccoli Usain Bolt che vorrebbero vincere anche i 1000 metri. E magari pure la maratona. Prendetene atto: la Champions League non vi ama. Non si sa perché, ma qualcuno evidentemente ha deciso così. Se perdi 7 finali su 8, e l’unica che vinci è ai rigori dopo un gol assurdo di Ravanelli, vuol dire che non è proprio la tua tazza di tè.

7 bis. Anche ieri la Juve non ha perso per inferiorità tecnica o stanchezza fisica: ha perso per kryptonite mentale. Primo tempo da leoni, secondo tempo da mannoni.

7 ter. Quando prima ho scritto “sette finali perse su otto”, non ho sbagliato: l’Heysel non lo conto. L’Heysel non esiste. L’Heysel è stato un incubo. Chissà se, dopo più di trent’anni, lo ha capito anche quel regista francese pingue che a fine partita ebbe pure il coraggio di esultare.

8. La stampa spagnola ha chiosato: “Higuain in finale è una sòla””. Effettivamente, al di là dell’assist estemporaneo a Mandzukic, ha giocato da schifo. Come pure Dybala e Pjanic (a parte i primi minuti). Da qui però a massacrare l’argentino, o ridimensionarne il peso (in tutti i sensi) nell’ottima stagione bianconera, ce ne passa.

9. Buffon sotto accusa per il secondo gol e, più ancora, per quel “non ce ne va mai bene una”. Non ha tutti i torti: in Italia non gli capita quasi mai di subire due gol di fila su autorete. Siam sempre lì: ognuno ha la sua kryptonite. La Juve ha la Champions, Sandro Mayer i parrucchieri, Rondolino la vita.

10. L’Oscar dell’anno va a Tuttosport e alla prima pagina di ieri: “Triplettatela”. E già con un titolo così meriteresti Guantanamo. Non paghi di ciò, hanno scelto Cuadrado come hombre del partido. Il colombiano ha risposto con sicumera antica: panchina, cartellino giallo da bischero, secondo (ingiusto) cartellino giallo, rosso. E’ torcida guizzante, nonché tronfiamente baldanzosa.

10 bis. Mario Sconcerti: “Temo che a Torino Cristiano Ronaldo farebbe il tornante o la riserva”. È torcida inesausta, fischiettando va da sé La vie en rose.

10 ter. Mario Adinolfi a Radio24, lo scorso 22 maggio: “Noi vinciamo a Cardiff. Vinciamo facile e largo. Registra ‘sta cosa. Vinciamo facile e largo. E rimanda l’audio in onda il 4 giugno”. È torcida iridescente, brandendo tutti insieme il batacchio garrulo. Con aria biecamente lasciva.