Il corpo nella sua nudità, non quella usata per vendere prodotti, ma quella che urla la disperazione per una violenza che ogni giorno fa morire le donne del pianeta per mano di un uomo, quasi sempre un uomo che diceva di amarle.

Il flash mob di martedì 30 maggio in Argentina, davanti al Palazzo di giustizia di Buenos Aires, luogo simbolo anche per le Madres de Plaza de Mayo, ha il sapore delle rappresentazioni corali della tragedia greca.

In corteo, 130 le donne che si fermano sulla soglia dei gradini del Palazzo: lentamente si spogliano, sistemano gli indumenti in mucchietti ordinati, e poi si sdraiano a gruppi, o solitarie, poco distanti le une dalle altre.

Le attiviste, molte delle quali partecipano al progetto del gruppo Fuerza artística de choque comunicativo (Facc) saranno nude, per circa 10 minuti, esposte immobili a terra.

Una voce al megafono si rivolge ai poteri dello stato ma anche alla gente comune, con un lungo testo, nel quale si nominano i vari modi usati per uccidere una donna, il tempo che ci vuole, e si dice, tra l’altro, per spiegare la performance: “Non ho altro mezzo, non ho scelta se non questa per dare una svegliata alle coscienze tranquille: son qui per dire che ho diritto al mio posto nel mondo”. Un posto che, dall’inizio dell’anno, solo in Argentina, hanno perso in 112.

“Il femminicidio é un genocidio”, c’è scritto nel grande striscione aperto dietro alle performers: un concetto fortissimo che inchioda ad una realtà incontestabile: quella che vede il 35% delle donne nel mondo subire violenza da parte del partner, e ogni anno oltre 66mila donne morire uccise da uomini ‘di famiglia’.

Non è la prima volta che la nudità di massa dei corpi femminili viene scelta per creare attenzione, anche attraverso l’imbarazzo e lo sconcerto che genera la violazione del concetto di pudore nelle spazio pubblico.

L’artista Marina Abramovich scioccò nel 1977 il pubblico italiano con la performance Imponderabilia, seguita poi da Relation in time: in questo caso si trattava di una dolente riflessione e denuncia artistica della violenza che alberga nelle coppie, andando al di là della retorica dell’amore coniugale.

Un’altra artista, Vanessa Beecroft, mise una trentina di giovani donne, prima del G8 di Genova, nude e dipinte nel Palazzo Ducale, dove avrebbero alloggiato i grandi della terra nell’annus horribilis per la città della lanterna.

Più di recente l’associazione animalista Peta ha ingaggiato un gruppo di modelle molto note che hanno posato nude contro le pellicce

Molto note sono le performance a seno nudo delle Femen, che da Oriente a Occidente protestano contro i fondamentalismi, il sessismo, il razzismo e la repressione della libertà sessuale e riproduttiva delle donne.

Ma l’impatto della performance argentina ha la cifra dell’urgenza che si avverte in presenza dell’ultimo avvertimento: chi non lo avesse capito, o non volesse capire, deve sapere che la strage silenziosa delle donne è un genocidio. Riguarda quindi l’intera umanità, e quei corpi nudi stanno lì a rammentarcelo.

(La foto in evidenza è di Nacho Yuchark para lavaca – acción de las FACC en el Congreso Nacional)