Pochi giorni fa il colosso cinese Geely, già proprietario di Volvo dal 2010, ha ufficializzato gli accordi per l’acquisizione del 49,9% del costruttore malese Proton, da cui ha pure rilevato il 51% di Lotus (quest’ultimo è un affare stimato in 130 milioni di dollari), celebre marchio inglese di vetture sportive. Affari che rappresentano un tassello importante nel progetto di crescita di Geely, che dal 2018 si appresta anche ad aggredire il mercato mondiale con Lynk & Co, marchio (posizionato sotto Volvo) che promette di commercializzare le auto più connesse del mondo.

Nei piani della multinazionale della Repubblica Popolare ci sarebbe il rilancio della Proton (che rimane al 50,1% di DRB-Hicom) – compagnia nata nel 1983 per volontà del governo malese per promuovere l’industrializzazione nel paese e oggi parzialmente privatizzata – che vanta una capacità produttiva di 350mila veicoli all’anno e due impianti, a Shah Alam e a Tanjung Malim: fabbriche dove presto potrebbero finire le medesime piattaforme costruttive sviluppate da Geely e Volvo per aggredire il mercato asiatico, oggi prevalentemente dominato dall’industria giapponese.

Ben più affascinante il progetto di riqualificazione della Lotus: secondo i vertici di Geely in questo caso la volontà è quella di “espandere e accelerare il lancio di nuovi prodotti e tecnologie” del costruttore di Hethel, con un occhio attento sulle sempre più stringenti norme in tema di emissioni inquinanti. In altri termini significa che Geely aspira a ritagliarsi la sua fetta di torta anche nel settore delle auto sportive, fra i più redditizi in campo automotive, come insegna la stessa Porsche che viaggia su margini del 16%.

Osservando ciò che Geely è stata in grado di fare con Volvo – che vanta una gamma di modelli nuovi o in fase di rinnovamento, al top per finiture e tecnologia – lasciando piena libertà ai progettisti svedesi, sembra non esserci dubbio sul fatto che il rilancio di Lotus sortisca gli effetti sperati. Ed è proprio nell’asse Lotus-Volvo che potrebbe essere trovata la quadra: il brand inglese è famoso per le doti di guidabilità dei suoi prodotti, garantita da sofisticate architetture costruttive in alluminio a motore centrale e da un peso sempre molto contenuto.

Tuttavia alla casa fondata da Colin Chapman mancano motori e trasmissioni moderni, tecnologie di infotainment e connettività e la qualità costruttiva richiesta dalla clientela di oggi: tutte cose di cui Volvo è ampiamente provvista. Gli svedesi hanno infatti nella loro banca organi nuove unità propulsive a 4 cilindri da 2 litri e potenze da 254 a 320 CV e l’ibrido da 400 CV, del tutto in linea con lo spirito delle supercar più all’avanguardia.

Da Goteborg sono inoltre in arrivo leggeri e prestazionali motori turbo a 3 cilindri – che sembrerebbero essere perfetti per auto “superlight” come la Elise – e la trasmissione automatica a doppia frizione a 7 marce. Mentre a Volvo sarebbe parecchio utile l’esperienza di Lotus nella progettazione di telai e sospensioni ad alte prestazioni, specie per la gamma di modelli sportivi che nasceranno sotto il marchio “Polestar”. Quello cino-malesiano, con testimoni inglesi e svedesi, sembra quindi configurarsi come un matrimonio fortunato, che mette ancora una volta in risalto le potenzialità del gruppo Geely, specie quando si parla di capitali da investire.