Il settore terziario, quello che comprende tutti i servizi a famiglie e imprese, traina la crescita del pil italiano spingendolo più su rispetto alle stime preliminari. L’Istat ha infatti rivisto in rialzo il dato sul primo trimestre del 2017: dal +0,2% delle stime preliminari diffuse a metà maggio a +0,4%. Anche il pil del quarto trimestre del 2016 è stato rivisto al rialzo, dallo 0,2% precedente allo 0,3%. Una revisione che ha fatto salire anche il dato di crescita del primo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2016, portato da +0,8 a +1,2%: si tratta del dato migliore dal 2010. Il progresso acquisito del pil per il 2017 sale così allo 0,9%. Anche in questo caso le stime sono state riviste al rialzo rispetto alle prime indicazioni (+0,6%). Con la revisione delle stime l’Italia recupera un po’ di terreno a livello europeo: il +0,4% congiunturale è uguale al dato della Francia. La Germania però fa meglio, +0,6%, e la media dell’Eurozona è di 0,5% mese su mese e +1,7% annuo.

La revisione a sorpresa relativa del dato in valori concatenati relativo al primo trimestre è dovuta, ha spiegato appunto l’istituto di statistica, all’integrazione nei dati della buona performance dei servizi. La crescita dei servizi è stata determinata, scrive l’Istat, da “incrementi del valore aggiunto nel settore del credito, assicurazioni, attività immobiliari e servizi professionali (+0,8%), nel settore che raggruppa le attività del commercio, alberghi e pubblici esercizi, trasporti e comunicazioni (+0,6%) e negli altri servizi (+0,3%)”. Anche l’agricoltura continua ad andar bene, con una variazione del valore aggiunto del 4,2%. Al contrario il valore aggiunto dell’industria è negativo dello 0,3%. Dai conti economici trimestrali emerge però anche che rispetto al trimestre precedente, a fronte di una crescita dello 0,5% dei consumi finali nazionali, sono calati dello 0,8% gli investimenti fissi lordi. Colpa della flessione della spesa per “macchine, attrezzature e altri prodotti” (-2,2%) e dei mezzi di trasporto (-0,8%), mentre gli investimenti in costruzioni sono cresciuti dello 0,6%.

Le importazioni sono aumentate dell’1,6% e le esportazioni dello 0,7%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per 0,3 punti percentuali alla crescita del pil: 0,3 i consumi delle famiglie e delle istituzioni sociali private, 0,1 la spesa della pubblica amministrazione e -0,1 gli investimenti fissi lordi. Anche la variazione delle scorte ha contribuito positivamente alla variazione del pil (0,4 punti percentuali), mentre l’apporto della domanda estera netta è stato negativo per 0,2 punti percentuali. L’Istat registra andamenti trimestrali positivi per il valore aggiunto di agricoltura (+4,2%) e servizi (+0,6%), mentre quello dell’industria risulta negativo (-0,3%).

Va ricordato però che il primo trimestre del 2017 ha avuto in Italia due giornate lavorative in più sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto al primo trimestre del 2016. Inoltre gli economisti invitano alla prudenza: la revisione è di una portata con pochi precedenti e il contributo alla crescita delle scorte, voce residuale tra le componenti del pil, è particolarmente elevato. “Come di consueto, questo si presta a diverse interpretazioni e potrebbe aggiungere una certa volatilità al trimestre in corso” commenta Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo.

La spesa delle famiglie sul territorio nazionale ha registrato appunto un aumento dello 0,5%: in particolare gli acquisti di beni durevoli sono aumentati dell’1,8%, quelli di beni semidurevoli dell’1,4% e gli acquisti di servizi dello 0,4%, mentre sono rimasti invariati gli acquisti di beni non durevoli. Nel confronto con il trimestre dello scorso anno, invece, gli investimenti fissi lordi hanno segnato nel complesso una crescita del 2,3%. In particolare si registrano aumenti per gli investimenti in mezzi di trasporto (35,3%) e per quelli in costruzioni (1,6%) e una flessione della spesa in macchinari e altri prodotti dell’1,1%. La spesa delle famiglie sul territorio nazionale ha registrato un aumento dell’1,2%: gli acquisti di beni durevoli sono aumentati del 5,7%, quelli di beni semidurevoli dell’1,4% e gli acquisti di servizi dell’1,2%, mentre sono rimasti invariati gli acquisti di beni non durevoli.