C’è una frase, un invito, che secondo i pm della Dda di Napoli cristallizza l’accusa di minacce a pubblico ufficiale con l’aggravante di aver favorito il clan Polverino, notificata nelle scorse ore al deputato di Forza Italia Luigi Cesaro. Sono le parole pronunciate un giorno di metà febbraio 2016 dall’ex sindaco di Sant’Antimo Luigi Vergara all’architetto Paola Cerotto, funzionaria dell’ufficio tecnico comunale e responsabile del settore Urbanistica. Vergara le chiede di incontrare l’onorevole azzurro, la preghiera – che la funzionaria rifiuterà – è accompagnata dall’invito a “vedersi bene le carte perché è tutto a posto e i collaudi sono regolari”. Vergara si riferisce al piano di insediamento produttivo di Marano. Cerotto è la professionista che si è messa di traverso al Pip, contestando la validità dei collaudi e sequestrando i capannoni ritenuti non a norma. Vergara è lì per chiedere a Cerotto di discutere del problema con Luigi Cesaro. Il dominus della politica locale. Il fratello di Aniello e Raffaele Cesaro, gli imprenditori che hanno puntato 40 milioni di euro di investimenti sull’infrastruttura, in parte, secondo l’accusa, raccolti grazie al clan Polverino.

Investimenti messi a rischio da una funzionaria zelante che, scrive il Gip Francesca Ferri nell’ordinanza di arresto ai due Cesaro con accuse di concorso esterno in associazione camorristica, “sta facendo il suo dovere, a differenza di chi l’ha preceduta”. Cerotto percepisce di essere intimidita e corre dalla polizia giudiziaria a denunciare. Il verbale viene raccolto il 17 febbraio 2016. L’ordinanza chiesta e ottenuta dai pm Mariella Di Mauro e Giuseppe Visone, del pool coordinato da Giuseppe Borrelli, lo sintetizza così: “Due/tre giorni prima l’architetto Cerotto aveva incontrato, per motivi personali, Luigi Vergara, politico di Sant’Antimo da lei conosciuto da molti anni per ragioni professionali, molto legato ai Cesaro. Vergara nel corso del colloquio le aveva palesato la volontà dell’onorevole Luigi Cesaro di avere un incontro con lei in relazione ai controlli sul Pip di Marano, avviati dall’ufficio da lei diretto; ha subito manifestato la sua non disponibilità ad acconsentire a tale richiesta; Vergara, evidentemente informato di queste circostanze dai Cesaro, le aveva chiesto se oltre al controllo dei capannoni si stesse occupando anche della verifica dei collaudi alle infrastrutture; la domanda, a cui aveva risposto negativamente, le aveva provocato grande preoccupazione ed irritazione in quanto la notizia delle verifiche sui collaudi era assolutamente riservata, il che significava che i Cesaro avevano accesso ad informazioni coperte da segreto”.

E’ una svolta nella storia del Pip maranese costellata, secondo le indagini dei carabinieri del Ros, da numerose irregolarità urbanistiche con corredo di documentazione fasulla o contraffatta fatta passare per buona grazie a professionisti compiacenti. Perché, come sottolinea il Gip “si è registrato come, praticamente tutti coloro i quali hanno rivestito un ruolo tecnico o politico nella vicenda si sono piegati alla forza politica dei Cesaro che con disinvoltura minacciano di non far lavorare più ingegneri che cedono al ricatto apponendo firme o consegnando timbri così consentendo la formazione di atti falsi. La Cerotto è forse la prima persona che ufficialmente reagisce a tale modus operandi e si infastidisce per i tentativi di avvicinamento dei Cesaro”. L’atteggiamento dell’architetto infatti scatena l’ira dei fratelli imprenditori, che parlano di lei in auto e fanno un paragone tra il Pip di Lusciano che realizzarono qualche anno prima e finito sotto inchiesta per le dichiarazioni di alcuni pentiti, e il Pip di Marano. Intercettazione ambientale dell’11 febbraio 16.

Cesaro Aniello:         non lo so…

Cesaro Raffaele:       cioè voglio capire!… (abbassa notevolmente il tono della voce, ndr) questa è la stessa procedura dell’altra volta (incomp.)…

Cesaro Aniello:         eh… è la stessa procedura… soltanto che là andavano dietro ai verbali… quella è una fetente di merda!… (breve pausa, ndr)… questo è il guaio… hai capito?

La “fetente di merda” è la Cerotto. Aniello Cesaro parla di lei in un’altra intercettazione del 10 marzo successivo: “Ma quella passa un guaio grosso” gli  ho detto… ho detto “quella lo paga malamente, va a finire male questa cosa. Gigì… si intossica questa volta… ora si intossica”…

Insomma, i Cesaro imprenditori la detestano. Il Cesaro politico vorrebbe incontrarla per rabbonirla. Ma lei si sottrae. Il procedimento in corso chiarirà se furono o meno minacce, e a che titolo il deputato intervenne – e se intervenne – negli affari dei fratelli. Vergara e Luigi Cesaro sono stati convocati per rendere interrogatorio da indagati l’8 giugno. In queste ore il deputato azzurro ha diramato un comunicato stampa per replicare:La decisione della Procura di ascoltami mi darà l’occasione di ricostruire i termini di una vicenda assolutamente lineare e priva di qualsiasi connotazione di rilevanza penale. L’auspicio è che, in tale modo, io possa contribuire ad interrompere una incivile spirale mediatica di demonizzazione della mia persona. A questo proposito – sottolinea l’onorevole Cesaro – già da qualche giorno ho denunciato per calunnia chi ha voluto, con criminale farneticazione, attribuirmi comportamenti illeciti in occasione delle elezioni comunali di Sant’Antimo di qualche anno fa”. Il politico si riferisce al verbale di Ferdinando Puca. Il pentito dell’omonimo clan lo accusa di aver pagato profumatamente uomini della camorra per acquistare voti ed intimidire l’elettorato.