Filippo Magnini al centro di un’inchiesta per doping. Non è indagato, ma è stato intercettato per settimane, pedinato, perché era il presunto destinatario di prodotti vietati. Una linea di indagine condotta dalla Procura di Pesaro e dai pm Monica Garulli e Valeria Cigliola, che ora hanno chiesto il rinvio a giudizio del medico nutrizionista del campione di nuoto, Guido Porcellini, già condannato nel 2015 a 3 anni e otto mesi di reclusione per traffico di cocaina e da anni nello staff di Magnini, e Antonio Maria De Grandis, dirigente di rugby e secondo i magistrati procacciatore di sostanza dopanti. Magnini, invece, non è mai entrato nelle carte dell’inchiesta come indagato, anche se nelle carte citate dal Quotidiano Nazionale – che oggi riporta la notizia in esclusiva – a lui erano destinate sostanze proibite tra l’inverno e la primavera del 2016, poco prima delle Olimpiadi in Brasile. Tuttavia tutte le accuse sono cadute perché gli esami dei tossicologi sul campione sono risultati negativi e in mano ai pm – come ha sottolineato il giudice – c’erano solo intercettazioni “di non agevole e univoca interpretazione”. Porcellini e De Grandis sono quindi in attesa di capire se finiranno a processo, ora che gli sono contestati i reati di commercio di prodotti dopanti, falso, ricettazione e somministrazione di medicinali guasti. Magnini, dice il Qn, in qualità di destinatario di sostanze, non ha commesso reati. Al massimo sarà chiamato a testimoniare.

La Procura di Pesaro si è imbattuta nel nuotatore due volte campione del mondo indagando su un traffico di sostanze dopanti trovate nel marzo 2015 in un centro fisioterapico. A quel punto è iniziato il lavoro di ricostruzione dei magistrati Garulli e Cigliola, effettuato anche con intercettazioni telefoniche e ambientali, che ha portato dal titolare di quel centro a Porcellini. A maggio 2016, durante l’inchiesta, la Procura ha anche chiesto una misura interdittiva per Porcellini e De Grandis, ma il gip gliel’ha respinta. “Le ricostruzioni della pubblica accusa – si legge nelle motivazioni del tribunale riportate dal Qn – sono significativamente messe in dubbio dai risultati degli esami affidati ai tossicologi e dal fatto che negli altri casi non hanno a disposizione i prodotti ma solo un enorme materiale intercettivo di non agevole e univoca interpretazione”.