La ragioneria generale dello Stato segnala “numerosi punti critici“, la commissione Bilancio ha bloccato il suo parere e quella Giustizia non ha dato il via libera al relatore. Un mandato che nonostante tutto, dovrebbe arrivare nella seduta del 13 giugno. Arriva un ennesimo stop alla riforma del codice Antimafia. Approvato alla Camera l’11 novembre del 2015 il testo ridisegna il meccanismo delle misure di prevenzione, introducendo anche una “norma Saguto” (da Silvana, ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo travolta dalle indagini giudiziarie) per una maggiore trasparenza nella scelta degli amministratori giudiziari . Tra le novità introdotte il sequestro di beni previsto per gli accusati di reati di mafia esteso anche ai corrotti. Agli imputati di corruzione, induzione, concussione, si potrà sequestrare il patrimonio che sarà affidato all’Agenzia per i beni confiscati. Per la verità alla Camera tra i reati perseguibili era stato inserito anche il peculato, ma gli Alfaniani e i centristi hanno ottenuto di depennare il reato dalla riforma, che da un anno è mezzo bloccata alla commissione Giustizia di Palazzo Madama. Proprio oggi i senatori avrebbero dovuto dare il mandato al relatore.

Così non è stato, però, visto che al codice non è mai stato dato il parere della commissione Bilancio del Senato. Il motivo? Secondo la ragioneria generale dello Stato sarebbero “numerosi i punti critici in relazione ai profili finanziari, che necessitano di chiarimenti”. Per questo motivo risulta “impossibile da parte della commissione Bilancio esprimere un parere compiutamente motivato che possa risolvere tali criticità”. A spiegarlo è presidente della commissione Bilancio del Senato, il Pd Giorgio Tonini, nel resoconto della seduta di ieri. Secondo Tonini prima del mandato al relatore, “sarebbe auspicabile che il Governo, attraverso il necessario confronto tra le amministrazioni coinvolte, possa prospettare soluzioni che consentano di superare gli aspetti problematici indicati dalla Ragioneria generale, anche approfittando della sospensione dei lavori parlamentari, già prevista per la prossima settimana”. Questo, prosegue, consentirebbe alla commissione “di potersi esprimere sia sul testo che sugli emendamenti”.

In relazione a quanto sollevato da Tonini, dunque, la commissione Giustizia non ha dato il mandato al relatore, come invece era previsto in precedenza. La commissione presieduta dal senatore alfaniano Nico D’Ascola sarebbe intenzionata comunque a dare il via libera alla riforma con o senza il parere della commissione Bilancio. Secondo fonti interne alla maggioranza – citate dall’agenzia Ansa – nella seduta del 13 giugno sarà dato il mandato al relatore del testo di legge e quindi si andrà in Aula come da calendario. Un piccolo rinvio che potrebbe però bloccare definitivamente la riforma visto che al Senato è appena arrivata la Manovrina approvata dalla Camera. Anche in caso di una votazione lampo, quindi, il codice Antimafia dovrebbe tornare a Montecitorio visto che a Palazzo Madama è stato modificato. In pratica in caso di scioglimento anticipato delle Camere è praticamente certo che la riforma non vedrebbe mai la luce, almeno in questa legislatura.

Anche perché nel frattempo alfaniani e centristi continuano a pressare: contrari al doppio binario che prevede trattamenti più duri per gli imputati di mafia e terrorismo, secondo Repubblica i senatori moderati vorrebbero inserire nel testo di legge norme per rendere più facili i ricorsi in Cassazione. “L’attuale impianto delle misure di prevenzione già funziona, ma il nuovo Codice inserisce positivamente la nuova confisca allargata.  Le richieste dei centristi sono inaccettabili perché ormai il principio del doppio binario per i reati di mafia e terrorismo è sottoscritto dalla Cassazione e dalla Consulta, ma anche dalle Corti europee”, dice l’ex magistrato e senatore di Mdp, Felice Casson, al quotidiano diretto da Mario Calabresi.
La riforma è appoggiata da Cgil, Libera, Arci, Acli, Legambiente, Avviso pubblico, Sos Impresa, Centro studi Pio La Torre, ed è stata rilanciata anche dal pm Nino Di Matteo con un’intervista al Fatto Quotidiano. Stando così le cose, però, appare molto difficile che riesca ad essere approvata. Soprattutto in caso di elezioni anticipate e scioglimento delle Camere.