Un disegno per raccontare una tragedia. Angela Tocco, figlia di Giampiero Tocco, allora aveva solo sei anni. Suo padre Giampiero fu rapito davanti a lei e poi ucciso da Cosa nostra a ottobre del 2000. La piccola attraverso il disegno svelò agli investigatori la dinamica del sequestro riproducendo la scena che aveva vissuto.

Era in auto col padre, quando quattro mafiosi travestiti da poliziotti lo fermarono intimandogli di accostare. Tocco, sospettato dai carabinieri dell’omicidio del boss Giuseppe Di Maggio, era intercettato. Nella macchina erano state piazzate delle microspie che captarono l’angosciosa telefonata fatta dalla bambina alla mamma. “Mamma i poliziotti l’hanno portato via, l’hanno arrestato”, le disse piangendo. E la madre tentò di rassicurarla e cercò di capire dove si trovasse.

Il disegno della piccola, ormai adulta, fece finire in cella alcuni dei responsabili dell’omicidio: come i mandanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Oggi, grazie alle dichiarazioni del pentito Antonino Pipitone e anche grazie a quel disegno utilizzato dai carabinieri, sono stati individuati gli altri quattro presunti responsabili che ancora mancavano all’appello. Si tratta di Freddy Gallina, Vincenzo e Giovan Battista Pipitone e Salvatore Gregoli.

Gli investigatori – l’inchiesta è coordinata dalla Dda di Palermo – incrociando le dichiarazioni di Pipitone con quelle di altri due pentiti, Francesco Briguglio e Gaspare Pulizzi, gli ultimi due già condannati, hanno accertato che Antonino Pipitone e Salvatore Gregoli inscenarono (con l’aiuto di Freddy Gallina, Gaspare Pulizzi, Damiano Mazzola, Sandro e Salvatore Lo Piccolo che fungevano da “staffetta”), il finto posto di controllo della Polizia, indossando delle apposite pettorine ed utilizzando un’autovettura con lampeggiante per fermare il fuoristrada, sequestrare Tocco e condurlo in un’abitazione a Torretta.

Secondo le accuse, Giovan Battista e Vincenzo Pipitone, poi, insieme ai Lo Piccolo interrogarono e poi strangolarono la vittima, mentre Pulizzi e Gallina, nei giorni precedenti il delitto, effettuarono i sopralluoghi preliminari lungo l’itinerario partecipando poi alla staffetta di supporto ai finti poliziotti. Sempre loro due caricarono il cadavere all’interno di un’auto e lo trasportarono in contrada Dominici di Torretta, dove venne sciolto nell’acido alla presenza di Angelo Conigliaro, morto nel frattempo, e dei tre Pipitone.