“Se non fosse reato gli direi di spararsi” ha scritto Storace su Facebook indirizzando l’affermazione a Gianfranco Fini, sotto i riflettori per l’affaire “Tulliani-Corallo”.

La stazza corpulenta dell’ex Ministro della Salute ed ex governatore della Regione Lazio Francesco Storace ha subito innescato il goliardico sospetto che fosse lui la balena azzurra che induce al suicidio i giovani frequentatori delle piattaforme “social”. Non è così.

Per un attimo molti cittadini insoddisfatti dalla politica nazionale hanno sperato in una sorta di “Blue Whale” capace di coinvolgere nel suo micidiale gioco non incoscienti in età puberale, ma piuttosto chi occupa immeritatamente gli scranni del potere.

Chissà quanti lettori si saranno già lasciati scappare un “magari ci fosse!”, dimenticando l’imperturbabilità dei tanti protagonisti della mala gestione della “res publica”.

Di balene nel marasma dei partiti c’è già stata quella “bianca” e la mia generazione ricorda come l’imponente presenza di impassibili cetacei nelle stanze che contano abbia caratterizzato la mancata evoluzione (o persino il declino) del Paese.

L’impietoso spettacolo cui stiamo assistendo e il venefico olezzo che siamo costretti a respirare ci fa implorare uno smaltimento dei rifiuti sociali, ben più ingombranti e nocivi di quelli convenzionali che troneggiano sui marciapiedi romani.

Gli intrecci tra certi politici e determinati ambienti, che oggi portano a scandalizzarci, non costituiscono nulla di nuovo.

L’indagine sulle slot machine avviata nel 2006 dal coraggioso dottor Marco Smiroldo, sostituto procuratore generale della Corte dei Conti e condotta dal Gat della Guardia di Finanza (sempre la solita inchiesta, quella multimiliardaria, che qualcuno continua offensivamente a ritenere una bufala…) aveva evidenziato con dieci anni di anticipo preoccupanti liason tra chi decideva le sorti dell’Italia e chi voleva fare business a qualunque costo. Incredulità, atteggiamenti beffardi, inquietanti vessazioni, rimozioni clamorose, sconti incredibili ai soggetti riconosciuti responsabili di un significativo danno erariale: questo alla rinfusa l’esito di un lavoro investigativo eccellente (e ostacolato passo dopo passo senza particolare ritegno) e soprattutto questo il tradimento del legittimo interesse collettivo. Da una parte la briciola del mio congedo forzato, dall’altra il macigno dell’impunità, la montagna della ludopatia, la catena appenninica degli affari malavitosi

Sei mesi fa Peter Gomez, in un suo affettuosissimo articolo auspicava “sarebbe bello che qualcuno si decidesse a chiedere scusa all’ex generale della Guardia di Finanza, Umberto Rapetto. Un altro carissimo amico, Oliviero Beha, che ora sento brontolare anche dal Paradiso e vedo disegnare la Z di Zorro sulle nubi, scriveva sul suo blogridate a Rapetto quel che è di Rapetto” prendendo spunto da un pezzo di Giancarlo Santalmassi, grande giornalista cui sono molto affezionato.

Se in quei giorni mi sono sentito più fortunato di Loredana Bertè (“Amici non ne ho” cantava lei, mentre io in poche righe ne ho già elencati tre…), in quelli a seguire ho trovato la solidarietà solo della gente comune come me. Nessuno appartenente alle istituzioni (Peter Gomez immaginava addirittura che qualcuno dell’entourage di Mattarella sottoponesse al Presidente la grottesca vicenda) si è fatto vivo.

Rapetto non è un eroe, ma solo una persona che ha cercato di fare bene il proprio mestiere, anche a dispetto delle cocenti conseguenze.

Ma quanti altri “Rapetto” hanno subito la medesima sorte senza nemmeno avere il piacere di vedersi ricordati? L’elenco è senza dubbio troppo lungo.

Mentre con sgomento prendiamo atto del comportamento di chi ci rappresentava in Parlamento o era al timone di un dicastero, speriamo che lo sdegno non cali e che la nostra memoria ci guidi nelle prossime scelte per individuare responsabilmente le persone cui affidare il nostro futuro.

Inutile confidare in un dannoso gioco telematico da infiltrare nella Intranet dei due rami del Parlamento e in un eventuale contagioso compimento di dolorosi gesti estremi.

La pulizia può cominciare con una buona …“differenziata” elettorale.

@Umberto_Rapetto