È attesa per il prossimo 28 settembre la decisione della Corte d’Appello di Milano a carico di Filippo Penati, ex presidente della Provincia ed ex capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani, assolto in primo grado a Monza assieme ad altri 9 imputati, compresa la società Codelfa, nel procedimento sul cosiddetto “Sistema Sesto”. Oggi in aula hanno parlato le difese di tutti gli imputati che hanno chiesto la conferma della sentenza di primo grado e il rigetto della proposta del sostituto pg Lucilla Tontodonati: riaprire il dibattimento con l’audizione di una serie di testimoni e anche degli imputati Piero Di Caterina e Giuseppe Pasini. Nel caso i giudici non accolgano la rinnovazione del processo, il pg ha chiesto condanne per otto imputati – per Giordano Vimercati l’assoluzione è diventata definitiva – tra cui 3 anni per Penati e 2 anni e 9 mesi per l’architetto Renato Sarno e per Bruno Binasco. La Corte, presieduta da Laura Cairati, alla fine di settembre potrebbe quindi o emettere il verdetto o riaprire l’istruttoria dibattimentale in vista della sentenza.

Intanto il gip di Milano Maria Carla Sacco ha disposto l’archiviazione del filone di indagine per il quale l’architetto Renato Sarno nell’ottobre del 2012 era stato arrestato per concussione per induzione in concorso con l’ex direttore generale del Comune di Sesto San Giovanni, Marco Bertoli. La vicenda, per la quale il professionista era finito in carcere – dove è rimasto sei mesi – su ordine del gip allora di Monza e ora trasferito a Milano Anna Magelli, riguardava l’area industriale dismessa ex Falck. Secondo l’accusa i due avrebbero indotto il costruttore Edoardo Caltagirone, fratello e socio di Francesco Gaetano, ad affidare all’architetto Sarno nel 2009 una consulenza del valore di un milione di euro, dei quali oltre 300 mila effettivamente poi pagati. Ora Sarno assieme al suo difensore, l’avvocato Marcello Elia, sta valutando se chiedere i danni per ingiusta detenzione. Per la vicenda “mi hanno rovinato la vita per 5 anni”.

Nell’ordinanza di cinque anni fa si sosteneva che Bertoli avrebbe condizionato l’approvazione della variante edilizia per il recupero dell’area alla sostituzione dell’architetto Paolo Portoghesi con Sarno, professionista “di suo gradimento” e definito dal giudice Magelli “collettore di tangenti per conto di esponenti politici” della sinistra che gravitavano attorno alla Stalingrado d’Italia Edoardo Caltagirone, che era interessato al recupero edilizio della superficie, sarebbe così stato “indotto ad avvalersi indebitamente della collaborazione dell’architetto Sarno per la presentazione al Comune di Sesto di progetti di trasformazione urbanistico-edilizia” stipulando con lui “un contratto di consulenza e collaborazione a fronte di un corrispettivo esoso”: 1 milione di euro, “di cui 367.000 effettivamente versati” come “anticipazione, in assenza di alcuna prestazione professionale”.

Oggi il filone di indagine, nel quale Penati non è mai stato indagato, si è chiuso con un’archiviazione per Sarno e Bertoli così come chiesto dal pm milanese Paolo Filippini. E questo anche in base alle ulteriori dichiarazioni rese da Edoardo Caltagirone che, a differenza di quanto messo a verbale inizialmente, ha in un certo senso cambiato il tiro. Davanti agli inquirenti ha negato di aver subito qualsiasi pressione e che Sarno, come per altro lui stesso ha sempre sostenuto, è stato solo affiancato a Portoghesi. L’architetto, pur soddisfatto dell’archiviazione, ha ribadito di aver avuto per l’intera vicenda “la vita rovinata per 5 anni”, e insieme al suo legale, Marcello Elia, sta valutando se chiedere i danni per ingiusta detenzione