“Davanti alle ideologie Papa Francesco rilancia sulla necessità non di un reddito per tutti, ma di un lavoro per tutti”. “Piccoli leader in cerca di visibilità strumentalizzano le sue parole”. Matteo Renzi e Beppe Grillo si scontrano sul discorso del Pontefice a Genova durante l’incontro con i dipendenti Ilva. Bergoglio ha infatti detto che “togliere lavoro è contro la Costituzione”, ma ha anche aggiunto che il reddito minimo non risolve la situazione. Un intervento che ha subito scatenato la reazione dei politici che hanno dato la loro interpretazione delle parole del Papa.

Se Renzi ci ha visto una scomunica del Movimento 5 stelle, Grillo ha ribadito che le loro proposte vanno nella stessa direzione. “I piccoli leader in cerca di visibilità”, ha scritto sul blog, “e i piccoli giornalisti strumentalizzano le parole del Papa a fini politici. La proposta di Reddito di cittadinanza del Movimento 5 stelle va nella direzione indicata dal Pontefice”. Il riferimento del leader M5s, che solo una settimana fa ha partecipato alla marcia di Perugia sullo stesso tema, è proprio alle parole del segretario Pd:  “Non si sono soffermati a capire e hanno ascoltato solo quello che pareva a loro”, ha replicato Grillo nel suo post. “Oggi Papa Francesco ha parlato dei due temi che sono al centro del dibattito per il futuro del nostro Paese e della nostra civiltà: reddito e lavoro. E noi andiamo esattamente in quella direzione”. Il reddito di cittadinanza del Movimento 5 stelle, ha continuato, “garantisce a tutti i cittadini di avere un reddito al di sopra della soglia di povertà e contemporaneamente permette loro di inserirsi o reinserirsi nel mondo del lavoro. Quello che proponiamo all’Italia è una misura che è presente in tutta Europa, tranne che nel nostro Paese e in Grecia ed è l’unica risposta possibile all’emergenza nazionale che i partiti hanno causato e fanno finta di non vedere: la povertà”. In realtà, ancora una volta, si confonde il reddito minimo con il reddito di cittadinanza. Il primo è una forma di stipendio base a cui tutti i cittadini che vivono sotto la soglia di povertà devono poter accedere: l’Italia è l’unica, insieme alla Grecia a non averlo in Europa e l’approvazione del reddito di inclusione da parte del governo Gentiloni vuole sanare questa lacuna; il secondo è una misura estesa a tutti i cittadini senza condizioni ed esiste solo in alcuni Paesi, tra cui ad esempio la Finlandia.

All’attacco contro Renzi anche la prima firmataria M5s sul ddl reddito cittadinanza: “Il segretario Pd”, ha detto Nunzia Catalfo, “cerca di strumentalizzare le parole del Pontefice sul reddito, cosa assolutamente disdicevole. E’ chiaro ormai a tutti che il disegno di legge del M5s è collegato e condizionato al lavoro. Proprio per tale motivo abbiamo previsto un investimento di oltre 2 miliardi di euro per rendere efficienti i Centri per l’impiego in modo da migliorare l’incrocio tra domanda e l’offerta di lavoro, ma è anche ovvio che per creare occupazione sono necessari anche investimenti nei settori strategici, abbandonando completamente la politica di bonus portata avanti fino ad ora, che nulla ha risolto”. Quindi ha concluso: “Condividiamo le parole di Papa Francesco dirette a chi licenzia e a chi sfrutta i lavoratori. Renzi anziché esultare si dovrebbe vergognare visto che è stato proprio lui ed il suo governo ad ammazzare l’art.1 della nostra Costituzione favorendo i licenziamenti di massa e rendendo più precario quello che una volta, invece, era ritenuto lavoro stabile”.

Il segretario dem poche ore prima su Facebook aveva invece preso posizione in favore delle dichiarazioni del Papa: “Ciò che ha detto a Genova sta coerentemente dentro la grande storia della dottrina sociale della Chiesa Cattolica, ma assume un valore straordinario in questo preciso momento storico. Ve lo ripropongo perché credo che sia fonte di grande ispirazione e riflessione. Davanti alle ideologie che chiedono di dare a tutti un reddito, di far mantenere le persone con un assegno sociale Papa Francesco rilancia sulla necessità non di un reddito per tutti, ma un lavoro per tutti.” Perché “senza lavoro per tutti non ci sarà dignità per tutti”.